LES GEORGES LENINGRAD - Sangue Puro

2006 (Tomlab)
post-punk

Che l’estetica del brutto, a volte, sia una mera costruzione a tavolino, funzionale all’effetto baraccone, non è una novità. Le vicissitudini della storia del punk e del post-punk insegnano. Nella variegata gamma di brutture, in un kitsch truce e volutamente sbavato, gongolato come il più stiloso dei gingilli, conquista la sua rilucente teca questa creatura canadese, nettamente in contrasto con le ultime, raffinate testimonianze di una scena musicale in fermento. La triade malefica Les Georges Leningrad, con tanto di vocalist scelleratamente succinta, data la mole quasi antonelliana, dopo l’orgoglio e lo sdegno di “Sur Les Traces de Black Eskimo”, torna con il programmatico “Sangue Puro”.

Abbandonando un’attitudine dance, venuta quasi inconsapevolmente fuori con la scelta di una linea di demarcazione punk-funk, ci si volge verso un eccesso violentemente giocato sulla percussione, selvaticamente lontano, però, da una cerebralità di fondo à-la Liars. La title track introduce in un rottame industrial, nel quale farsi strada a tentoni, con la foga di una corsa asfissiante di ansia, aizzata dalle urla edulcorate di Poney P, Cosey Fanni Tutti nella causa, Genesis P.Orridge nell’effetto. E l’ambizione quasi modaiola all’elegia del tamburo, se riesce a de-costruire la fonte di ispirazione con inserti di sparatorie e kit di truculenze per difendersi da fantomatici serial killer (“Ennio Morricone”), diviene, senza troppo scrupolo, invocazione pagana e gaudente di improbabile entità multietnica (“Eli Eli Lamma Sabachtani”), pervenendo, sul finire, ad un’ossessione percussiva che si trasforma in spastica imprecazione maschile (“Lonely Lonely”).

Ma altri momenti tradiscono l’isteria di un femminino punk-funk, che, attaccando con piglio fendente simil-Erase Errata (“Mammal Beats”), e passando attraverso l’inutilità di un fiacco rap gonfio di surplus elettronici (“Sleek Answer”), arriva a sfoderare una morfologia electro degnamente condita da deliri non sense à-la Nina Hagen (“Mange Avec Tes Doigts”) . Chiude il cerchio uno strumentale terror panico, che, tornando a rumorismi industrial, sembra chiudere, e poi gettar via la chiave, in un interno horror. La scelta è coraggiosa, il teatrino sfacciatamente grottesco e l’effetto destabilizzante discretamente raggiunto, lasciando nell’ambiguità la risposta alla domanda: “è tutto così schizo-frenicamente spontaneo?”

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25/10/2006

This article is an English translation of the original Italian text by Mimma Schirosi, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Sangue puro
  2. 2. Skulls In The Closet
  3. 3. Scissor Hands
  4. 4. Ennio Morricone
  5. 5. Eli Eli Lamma Sabbacthani
  6. 6. Mammal Beats
  7. 7. Sleek Answer
  8. 8. Mange Avec Tes Doigts
  9. 9. Lonely Lonely
  10. 10. The Future For Less

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