CALIFONE - Heron King Blues

2004 (Thrill jockey)
alt-folk

Dove ci conducono gli incubi? Da qualunque abisso dell’inconscio provengano, l’immagine distorta che proiettano è il riflesso di quello che si nasconde dietro la maschera dell’apparenza. L’incubo che abita le notti di Tim Rutili ha le sembianze di una creatura senza volto, metà uomo e metà uccello, scaturita dai meandri di qualche ancestrale leggenda celtica: il Re Airone. Una visione profetica o soltanto l’ombra di un inganno?

Il mito racconta che i Britanni sarebbero stati sconfitti dai Romani proprio con lo stratagemma di un finto Re Airone, terribile divinità di cui i conquistatori seppero sfruttare l’immagine per incutere terrore negli avversari: così, la creatura che alberga nel profondo delle nostre paure può rivelarsi essere solo un travestimento fatto di un paio di trampoli e di qualche straccio, come la figura che si aggira negli irreali paesaggi della copertina di questo nuovo disco dei Califone. 

I nostri incubi possono essere usati contro di noi. Oppure possiamo essere noi a decidere di farne uso per esprimere noi stessi. Con “Heron King Blues”, i Califone hanno deciso di scegliere la seconda strada, lasciando che fossero i riflessi dell’inconscio di Rutili a fare da guida alle loro improvvisazioni. Perché questo nuovo album della band americana, uscito quando ancora non si era spenta l’eco dei consensi raccolti dal precedente “Quicksand/Cradlesnakes”, è un disco nato non da un’idea definita a priori, ma dalla scelta di lasciare che la musica prendesse liberamente forma tra le pareti dello studio di registrazione.

Il risultato è un album dal fascino notturno e oscuro, ma meno coeso e convincente del suo predecessore: memori delle astrazioni dei due volumi di “Deceleration”, le note sembrano più di una volta disperdersi in un’irrisolta frammentazione, rimanendo sospese tra folk, blues, jazz e post-rock e finendo per ricalcare, nei momenti più essenziali, le linee già seguite proprio da quel “Quicksand/Cradlesnakes” che rimane il frutto più maturo del progetto Califone.

In effetti, l’iniziale “Wingbone”, con la sua chitarra acustica frastagliata e la sua melodia di inattesa morbidezza, sembra fluire direttamente dal disco precedente, come se fosse un’outtake interpretata da un Robert Johnson sotto sedativi. Ma già con “Trick Bird” l’atmosfera si fa più cupa e rallentata, lasciando spazio alla voce apatica di Rutili e alle frammentazioni percussive di Massarella, ormai vero e proprio marchio di fabbrica dei Califone. E dopo uno sviluppo sempre più stridente, ecco giungere “Sawtooth Sung A Cheater’s Song” a porre ancora di più l’attenzione sui dettagli: venature di organo, wurlitzer e violoncello screziano la superficie sfaccettata di un brano nella cui lentezza le parole sembrano il respiro dell’animo, fino ad abbandonarsi a una coda di percussioni che diventa sabba rarefatta e multiforme.

Over the pulsations of the magnetic, throbbing loops of "Apple", the voice is reduced to a circular mantra, while the guitar suddenly opens escape routes within the eternal return of its own stripped-down theme. Then, in "Lion & Bee", only piano and guitar remain for a ballad that could belong to Red House Painters, were it not for a vaguely menacing undercurrent of electronic interference making its way through.

La vera statura di “Heron King Blues” sta però nei due brani che concludono l’album, prima della “Outro” che fa da congedo strumentale: non si può infatti fare a meno di restare spiazzati di fronte alla sorpresa di “2 Sisters Drunk On Each Other”, con le sue chitarre funkeggianti che danzano su caldi loop pronti a schiudersi in lussureggianti corolle di fiati, fino a inacidirsi in un soul apocalittico.

And before the astonishment fades, there's still room for the nearly 15 minutes of the title track, which starts out as a blues with Waits-like grime, its voice filtered until it becomes an alien echo, letting the guitar's oblique phrasing vent over the drums' urgent accents. Then everything seems to liquefy and lose itself in its own spirals, until it evaporates into the reflection of that indifferent voice, which resurfaces accompanied by a violin that smells of forgotten times.

Thus, sailing on an ever sharper breath of spatial jazz, we arrive at the chaotic finale, with a veil of regret for that discontinuity which keeps the Heron King from fulfilling all his promises.

Ma è destino di ogni incubo rimanere incompiuto quando il risveglio lo interrompe…

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06/12/2006

This article is an English translation of the original Italian text by Gabriele Benzing, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Wingbone
  2. 2. Trick Bird
  3. 3. Sawtooth Sung a Cheater's Song
  4. 4. Apple
  5. 5. Lion & Bee
  6. 6. 2 Sisters Drunk on Each Other
  7. 7. Heron King Blues
  8. 8. Outro

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