KING CRIMSON - The Power To Believe

2003 (Discipline global mobile)
progressive

Da tempo un disco dei King Crimson non era così atteso: reviews entusiastiche su riviste a tiratura nazionale da parte dei pochi fortunati a cui vengono date le copie gratis mesi prima (sig); " Nuovo metal", l'"heavy metal secondo i King Crimson", il "ritorno del re" e via discorrendo. I due precedenti dischi di questa formazione ("Thrack" e "Construction of light") avevano lasciato qualche perplessità anche tra i prog-fan e l'attesa di una rinascita e di un cambio di rotta era grande. Attesa ripagata?

Un breve intro a cappella ("The power to believe I") fa da prologo a "Level five", ennesima variazione sul tema di "Red" (1974) ma con un impatto più duro; tipici gli accordi frippiani ma il barrage chitarristico presto si sfrangia in un vortice che prende allo stomaco, le chitarre di Fripp e Belew dialogano, si intersecano, si scontrano, refluiscono, si innalzano senza pace, Mastellotto continua a valere 1/4 di Bruford ma spinge molto. Sette minuti vertiginosi. Gran pezzo. Si prosegue con "Eyes wide open", melodica, potenziale singolo, refrain non irresistibile ma impreziosita da un buon arrangiamento con un grande lavoro chitarristico e un discreto utilizzo dell'elettronica. Passiamo a "Elektrik", tipico brano strumentale degli ultimi Crimson con le chitarre che ruotano dapprima attorno a un punto di equilibrio per poi aprirsi parti più aggressive ed epiche, bel lavoro di Gunn alla warr guitar che funge da basso ma alla fine è un pezzo che ti porta in giro a vuoto 8 minuti senza costrutto. "Facts of life", altro brano cantato, ricorda "Prozak blues" del disco precedente, pezzo molto tirato, alcuni pregevoli stacchi di Fripp, ma alla fine non ci scaldiamo più di tanto.

Il disco riprende decisamente quota con "The power to believe II", base ritmica sintetica, discreta, liquida su cui Fripp ricama alcuni suoi tipici accordi da altro mondo, gelidi, alieni, vagamente orientaleggianti, poi il pezzo cambia registro con la voce filtrata su un ottimo fondo di frippertronics, quindi la sezione ritmica e sul finale un assolo da brividi del Re. Ancora meglio "Dangerous curves", ossia "Talking drum" (da "Lark's tongue in aspic") 30 anni dopo: una progressione travolgente, irresistibile con tutto il gruppo al massimo.

Con "Happy with what you have to be happy with" ritorna il cantato, il brano è sulla falsariga di "Facts of life", bello ma non sconvolgente; la terza parte di "Power to believe" è uno degli episodi migliori, con un Fripp dilaniante in brano pittorico, astratto, molto suggestivo. Le frippertronics della breve "Power to believe IV" chiudono il disco in un clima quasi angosciante un po' rovinato dalla solita voce filtrata.

Disco molto moderno piacerà anche ai non addetti al progressive, purché si accettino certe tipiche ridondanze, ed è senza dubbio il miglior lavoro dei King Crimson in questa formazione, con un Fripp molto lucido nello sperimentare anche nuove strade per la sua creatura. Tuttavia si avverte anche la necessità e il desiderio che "Power to believe" sia l'epitaffio per i Crimson di Belew, Mastellotto e Gunn, non credendo possibili espansioni musicali ulteriori di tale formazione. Chissà se Robert Fripp conserva ancora il numero di cellulare di David Sylvian? Poi ogni Re ha un consigliere fidato. Brian Eno? Ma Jim O' Rourke sarà impegnato per i prossimi anni?

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28/10/2006

This article is an English translation of the original Italian text by Michele Chiusi, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. 1 The Power To Believe I: A Cappella
  2. 2. 2 Level Five
  3. 3. 3 Eyes Wide Open
  4. 4. 4 Elektrik
  5. 5. 5 Facts Of Life: Intro
  6. 6. 6 Facts Of Life
  7. 7. 7 The Power To Believe II
  8. 8. 8 Dangerous Curves
  9. 9. 9 Happy With What You Have To Be Happy With
  10. 10. 10 The Power To Believe III
  11. 11. 11 The Power To Believe IV: Coda
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