A tre anni dal bellissimo “End Hits” e a due anni dal documentaristico “Instrument” (colonna sonora dell’omonimo lungometraggio di Jem Cohen sulla band) tornano i Fugazi, alfieri dell’emo made in Usa. Lo fanno con un album che, per l’ennesima volta, prende le distanze da tutta la loro precedente produzione. Si apre con un micro-intro in odore di GYBE! (ma dei canadesi ci sono solo gli archi e qualche sparuto rumore di fondo…) cui fa seguito l’ascendente riff di “Cashout”. Già si capisce che il distacco dalla forma fugaziana classica (una delle tante) sarà netto e inevitabile: voce melodiosa e scarsi intrecci ritmici che nulla hanno a che vedere con gli arabeschi evoluti cui ci avevano ormai abituati.
La melodia torna poi in “Full Disclosure”, affogata da vagiti di noise frenetico e da una voce divisa fra canto e grido sguaiato. Urlo che torna poi ad essere portante in “Epic Problem”, dove ritroviamo stop’n’go precisi come pochi che fanno da guida verso un crescendo chitarristico orizzontale destinato a sfociare nell’ipercinesi centrale del pezzo (per inciso, uno dei migliori dell’album). Gli intrecci chitarristici e vocali si fanno puliti e rilassati in “Life And Limb”, brano dal ritmo quasi surf/punk che traccia il solco più profondo con il passato della band. Eguale pulizia e ordine tornano anche nella traccia successiva, che sembra essere un’outtake “depurata” dell’epoca di “Steady Diet or Nothing”.
Altri incastri comandano “Ex-Spectator”, anche grazie all’ingresso del secondo batterista Jerry Busher e a un’esplosione sonica chitarra/voce degna dei migliori momenti di “Repeater”. Sulla stessa linea emotiva si colloca la title track, manifesto dell’attuale stato dell’arte fugaziana : stop and go senza distorsione, canto melodico e disteso e ironia amara: “So that’s what’s striking me that some punk could argue some moral abc’s”. Delusione? Non proprio, sicuramente confusione e l’impressione che il meglio potrebbe anche essere già passato.
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24/10/2006
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Brutti, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.