Per i cinquant’anni di “Profondo rosso”, il film simbolo di Dario Argento, e della sua indimenticabile soundtrack firmata Goblin di Claudio Simonetti, arriva un cofanetto celebrativo pensato per i collezionisti più esigenti. Un’edizione limitata a 450 copie che raccoglie materiali esclusivi, tra musica, approfondimenti e memorabilia. Il box contiene un doppio vinile con tutte le musiche del film di Dario Argento, un libro di Fabio Capuzzo e una chicca: un mini-album di canzoni per bambini dei Calibro 35.
Ecco il contenuto completo del box:
Goblin – “Profondo rosso” / 2LP set
Una ristampa speciale in doppio vinile con copertina apribile e artwork inedito. Ospita la soundtrack originale e un secondo LP con i brani effettivamente utilizzati nel film, in un percorso d’ascolto che ricostruisce l’intreccio sonoro dell’opera.
Calibro 35 – “Canzoncine per bambini” / 12” LP
Un LP da sei tracce con composizioni inedite del gruppo, che rielabora in chiave jazz-funk l’immaginario infantile evocato da una delle sequenze più note del film. Le filastrocche, interpretate da un coro di bambini, diventano il punto di partenza per un gioco di rimandi tra tensione, ironia e suggestione cinematografica.
Fabio Capuzzo – “Nel rosso più profondo”
Un libro in formato LP, in inglese, che raccoglie una delle analisi più complete dedicate al film e alla sua soundtrack. Il testo, concesso dallo studioso Fabio Capuzzo, offre una lettura critica di rara accuratezza.
Lenticolare esclusivo
Un elemento da esposizione che rivela una scena chiave del film, pensato come ulteriore omaggio visivo all’estetica di Argento.
Il risultato è un’edizione celebrativa dal forte valore culturale e collezionistico, capace di intrecciare cinema, musica e memoria in un unico oggetto pensato per rendere omaggio a “Profondo rosso” nel suo cinquantesimo anniversario.
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Leggenda vuole che sia stata Daria Nicolodi, spettrale attrice e moglie di Argento, a proporre al marito di contattare i giovani Goblin, dopo essere rimasta sconvolta da un loro brano, “The Swan Is A Murder Part. 1” (e quell’urlo sarà riproposto proprio in una scena del film). Ma sarà poi l’editore Carlo Bixio a presentare il gruppo a Dario Argento negli uffici della Cinevox. E’ il classico incontro che cambia la vita. Il feeling col regista scatta subito, e in più, c’è lo zampino di un jazzista coi fiocchi come Giorgio Gaslini, che scrive alcuni brani (“Wild Session”, “Deep Shadows”, “Scool At Night” e “Gianna”), consentendo a Simonetti & C. di riarrangiarli in chiave prog. Il più celebre tema thriller del cinema italiano nasce in una notte sola. In uno studio-cantina sotto la basilica romana di piazza Euclide, dove campeggia un grande organo a canne (e proprio nella chiesa sarà registrata parte dei suoni). Gaslini assiste i Goblin – cui si aggiungono i fratelli Agostino e Antonio Marangolo, rispettivamente alla batteria e alle tastiere – in session che si susseguono febbrili fino all’alba. E’ Pignatelli, però, ad avere il lampo di genio: si inventa il main theme “Profondo Rosso” e fa tombola. Quell’arpeggio ostinato è la chiave di tutto, pochi accordi di chitarra che ricorrono ossessivi come un incubo (riprodotti anche con minimoog e clavicembalo), poi il basso triturante che entra nello stomaco, fino all’apoteosi finale: una sonata di organo cupissima, un requiem grondante sangue (quello della madre di Carlo, una delle vittime, nella fattispecie). E’ il tema che farà la fortuna dei Goblin, facendoli conoscere in tutto il mondo, regalando loro il disco di platino (4 milioni di copie venduti) e la permanenza in testa alle classifiche dei 45 giri per circa un anno.
But the rest of the album is also a kaleidoscope of ideas. Into their lavish sonic architecture, Goblin pour everything: hard rock, prog, gothic, electronics, jazz. And they resort to all manner of tricks and devices: "They used music boxes and grand orchestras, pounded on timpani and stuffed foam rubber under the guitar strings to mute the sound, used noise as if it were sound and pushed the capabilities of keyboards (meagre by today's standards) to their limit, lifted 'Tubular Bells' for 'Mad Puppet' (\"Yes, but it was Dario who asked us for a piece like that…\") and stole a fragment of Cherry Five's 'The Swan Is A Murderer' to build 'Wild Session'…" (Lucio Mazzi, Pagine 70).
E soprattutto, “Profondo Rosso” centra l’obiettivo di ogni soundtrack: una perfetta aderenza tra immagini e suoni. Ecco allora l’ouverture con i 16 secondi di raggelanti risatine della marionetta di “Mad Puppet’s Laughs”, la cantilena mortifera di “School At Night”, tra refoli elettronici, ricami di violino e arpa e un carillon che definire “sinistro” è poco; e ancora il prog sull’orlo di una crisi di nervi di “Death Dies”, puntellato da un drumming incalzante e dagli sfuggenti rintocchi della tastiera, e il chitarrismo subdolo e morboso di “Mad Puppet”. Poi i momenti più soffusi, con sax, piano e flauto a stemperare la tensione in “Gianna” (dedicata a un personaggio del film, la giornalista Gianna Brezzi), gli arabeschi prog nel vortice nero di “Wild Session”, e la jam acida di “Deep Shadows”, che prelude al gran finale della title track.
“Profondo Rosso” è anche il primo caso di soundtrack suonata da un gruppo rock italiano e a un volume molto alto per l’epoca. Nella riedizione in cd del ’96 sono state incluse anche tutte le diverse versioni dei brani presenti nel film ed escluse dalla versione in vinile: le tracce sono così passate da 7 a 28, con l’aggiunta di alcune chicche (ad esempio, la versione in celesta di “School At Night”) ma al prezzo di una certa prolissità che annacqua la tensione dell’opera originaria.
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This article is an English translation of the original Italian text by Claudio Fabretti, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.