Matt Cameron explains the reasons behind his departure from Pearl Jam

18-09-2025

Dopo 27 anni dietro i tamburi dei Pearl Jam, Matt Cameron ha deciso di voltare pagina. A luglio l’annuncio, asciutto ma definitivo: “Dopo 27 anni fantastici sono sceso per l’ultima volta dalla pedana della batteria del gruppo. Amore e rispetto per Jeff, Ed, Mike e Stone”. In un’intervista a Billboard il batterista ha spiegato le ragioni della scelta: le maratone live da tre ore, i tour interminabili, l’intensità di un gruppo che continua a macinare chilometri e palchi. “È un’arte anche riuscire ad affrontare quel tipo di esibizione… Ora sono arrivato a un punto in cui voglio fare set da 70 minuti travolgenti ed è quello su cui mi sto concentrando come artista”.

La separazione è stata amichevole. Cameron ha parlato con Stone Gossard e Jeff Ament, ha dato un preavviso lungo e trasparente. “Spero che a un certo punto ci rivedremo per una birra o qualcosa del genere”. Per ora i Pearl Jam non hanno ancora annunciato chi siederà dietro la batteria, e non hanno date in programma.

Nel frattempo Cameron guarda al passato e al futuro. L’8 novembre entrerà per la seconda volta nella Rock and Roll Hall of Fame, questa volta con i Soundgarden. “È incredibile entrarci due volte”, ammette. Ma il riconoscimento con la band di Seattle ha un sapore diverso: “Con i Soundgarden ho contribuito a fondare e plasmare un suono. I Pearl Jam erano già un gruppo affermato quando sono arrivato. Per me questa Hall of Fame è un po’ più significativa”.

E poi c’è quell’ultimo disco dei Soundgarden, iniziato prima della morte di Chris Cornell e ancora sospeso. La band ci lavora a intermittenza dal 2015, con idee diverse su tempi e modalità di pubblicazione. “Vogliamo essere certi che l’album sia finito al 100% prima di pubblicare qualsiasi singolo”, spiega Cameron. “Non vedo l’ora che la gente lo senta”.

Il processo è emozionalmente intenso. Riascoltare le tracce vocali di Cornell isolate dagli strumenti è “struggente e stimolante allo stesso tempo”. Kim Thayil, già a maggio, aveva chiarito l’urgenza di chiudere il cerchio: “Se il disco resta nel limbo, non esiste. Può esistere solo come collaborazione con Matt, Ben e Chris. E poi, se si pensa a cosa commemora, acquisisce un peso completamente diverso”.

Dall’addio ai Pearl Jam al ritorno simbolico con i Soundgarden, la traiettoria di Matt Cameron racconta un musicista che, a sessant’anni, sceglie di concentrare le energie su ciò che lo rappresenta davvero: meno maratone rock, più intensità.

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This article is an English translation of the original Italian text by Mattia Fumarola, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

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