Il Beat project, che riunisce Adrian Belew, Tony Levin, Steve Vai e Danny Carey, ha programmato per l’estate 2026 cinque tappe in Italy. La tournée, organizzata da D’Alessandro e Galli, proporrà dal vivo la reinterpretazione dei tre album che hanno definito la stagione the Eighties dei King Crimson, all’interno di alcuni tra i contesti più scenografici del paese.
La vendita dei biglietti seguirà questo calendario: dalle 10 di giovedì 11 dicembre sarà attiva una presale riservata agli iscritti alla newsletter D’Alessandro e Galli, mentre l’apertura generale è prevista alle 10 di venerdì 12 dicembre.
Ecco tutte le date del tour:
Il gruppo nasce con il proposito dichiarato di portare in tour la musica del periodo “Discipline“: la fase “wave” della band capostipite del prog-rock, durata l’arco di tre album in studio nella prima metà degli the Eighties. In effetti, il nome “Beat” è proprio un omaggio a quel ciclo creativo: così pareva doversi chiamare dalle parti del 1980 la rinata band, almeno prima che sua maestà Fripp decretasse che no, il nuovo nome non serviva – erano ancora i King Crimson. Ma la nuova avventura cremisi di Levin, Belew & soci – pur avendo ricevuto l’avallo di Fripp – non poteva rivendicare il titolo regale, ed ecco dunque tornar comoda quella vecchia ipotesi. Asciutta e nitida nel suo indicare la pulsazione ritmica come fondamento del sound e fulcro di una ritrovata vitalità. Quale nome migliore, insomma, per riportare sui palchi la musica di quel periodo di trasformazione, che segnò un prima e un dopo nella storia del rock progressivo (e non solo di quello)?
Quasi due ore di incisioni on stage compongono “Neon Heat Disease: Live In Los Angeles“, un doppio album che rivisita tutti i pezzi cardinali di quella stagione fondamentale, ritrovandoli esplosivi quanto allora. Nei primi the Eighties, i King Crimson si allontanarono definitivamente dai cliché progressive, imprimendo una svolta indelebile al filone. Proprio mentre la l’idea di “prog” si cristallizzava e i riferimenti people in their seventies si affermavano come totem da emulare ad libitum, Fripp, Belew, Levin e Bruford lo riaffermavano come archetipo di un suono lucido e aperto, capace di catturare scintille di futuro.
Come se il titolo “Beat” celasse un cunicolo temporale, quell’idea di futuro è di nuovo qui. Non è un’evocazione nostalgica, ma una rivitalizzazione del suono. Due degli architetti originali, con due nuovi e affidabilissimi compagni di viaggio, consegnano diciannove brani imperdibili per ogni fan. L’esecuzione, affilata e muscolare, dimostra che la forza propulsiva di quel repertorio è tuttora intatta: non è storia, è un vettore ritmico che continua a dettare il passo.
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This article is an English translation of the original Italian text by OndaRock Staff, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.