
Tanta musica e poche parole, giusto quelle necessarie ad introdurre “Nel blu”, preludio di una bracciata a stile libero tra gli album più datati del cantautore. Prima di nuotare, però, c’è il momento dell’immersione, il salto, l’ultimo passo prima di lasciarsi andare, che sembra agile ma è sempre più pesante di quelli che lo precedono. Il breve istante che fa la differenza è avido di una spinta che se spesso è una persona al momento giusto, a volte è un semplice libro o una canzone o chissà, persino un concerto. Di questo parla “In blu”, magistralmente accompagnata da una scenografia essenziale ma curata, che sprigiona i colori del mare negli occhi di spettatori a tratti trasportati e a tratti smarriti. Delizioso l’assolo di pedal steel di Roberto Angelini che impreziosisce “Una mano sugli occhi” e toccante il duetto tra Piercortese e Fabi ne “I giorni dello smarrimento”; acuto l’avvicendamento in scaletta di “Ecco” e “Vince chi molla”, due facce di una stessa medaglia, due armi differenti da sfoderare nella lotta al dolore o forse, più semplicemente, due fasi consecutive nel faticoso processo di elaborazione. Vince chi trattiene o vince chi lascia andare? Alla fine si è creditori di una risposta, di un grimaldello che apra tutte le porte che l’esistenza ti sbatte in faccia. Creditori di tutto questo, debitori di un bel concerto.

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This article is an English translation of the original Italian text by Federico Piccioni, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.