C’è spazio per “Binary”, che dà il nome al disco, per “Play God”, per “Telepathic“, per “Even More” e per la bella “Deferred Gratification” – un po’ più inspida, a dire il vero, rispetto alla versione da studio.
In effetti, la mancanza di certi strumenti sembra pesare qualche libbra, soprattutto nella riproposizione delle ultime tracce della sua discografia, che si avvalgono di arrangiamenti multiformi e variegati. “Pacifist’s Lament”, addirittura, così bella e complessa, neanche riesce a trovare cittadinanza in scaletta. Se si parla di strumentazione e sound, d’altronde, “Binary” è un disco che preferisce aggiungere piuttosto che sottrarre.
L’anti-folk di “Out Of Range” ha forgiato così tanti gioiellini che citarli senza scadere nell’elencazione è un’impresa titanica. “Building And Bridges” sarebbe stata acclamata con clamore, così come “Letter To A John”: vibrante, acuta e tagliente. “Prenderò i soldi che mi spettano e me ne andrò”, diceva a un certo punto della canzone, nel lontano 1994. Sembra davvero cambiata, Ani Di Franco. Su quel palco, con quella chitarra acustica a tracolla, come una piccola imbarcazione sul laghetto di Villa Ada, è più misurata e accorta, seppur sempre indiscutibilmente ammaliante.
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This article is an English translation of the original Italian text by Federico Piccioni, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.