La sperimentazione è uno dei princìpi cardine dell’elettronica: un rituale nato con velleità di aggregazione, dove più che denunciare il sistema se ne percepisce l’ineluttabilità, e da lì l’escapismo come unico varco. Considerazioni che sembrano alimentare la produzione di Hieroglyphic Being, al secolo Jamal R. Moss, e che il titolo trasforma in dichiarazione programmatica: “Dance Music 4 Bad People” nasce come risposta alla club culture contemporanea, svuotata della sua promessa originale.
Producer instancabile con più di ottanta dischi all’attivo, Moss è nato a Chicago, patria spirituale della house, e intreccia i retaggi della sua città con le vibrazioni di Detroit e le derive nu-jazz. Un Sun Ra del nuovo millennio che non esita a immergere ogni cosa in fiumi di distorsioni. Dell’estasi cosmica, il disco su Smalltown Supersound conserva l’assetto mentale: i beat, acidi fino allo spasimo, si sovrappongono a echi, organetti percussivi e sintetizzatori strafatti.
È un viaggio che prende linfa tanto dall’outsider house quanto dall’intero sottobosco notturno statunitense, quello che Moss chiama synth expressionism e rhythmic cubism: coordinate mentali prima ancora che sonore. I pattern, più contorti che mai, convergono su un’unica direzione: il delirio mistico. Buon materiale per il dj esperto, ostico per l’ascoltatore sobrio. Dispersive e geniali al tempo stesso, le otto tracce sono enormi frattali in cui ritmi e arpeggi continuano a moltiplicarsi, resoconti in technicolor di un’elettronica contaminata, tra digressioni electro-disco e visioni afro-futuriste. Un disco bizzarro, forse confuso, e proprio per questo degno di attenzione.
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20/05/2025
This article is an English translation of the original Italian text by Alessandro Giustiniano, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.