Nove anni di silenzio, un lungo periodo di ripensamenti e imprevisti, per Emma Pollock. Le difficoltà causate dalla pandemia, la morte del padre (alla madre defunta aveva dedicato “In Search Of Harperfield“) e una diagnosi di autismo hanno compromesso l’attività discografica della cantautrice scozzese. Il tutto è stato appena stemperato da un ritorno sulle scene con i vecchi amici Delgados per un tour celebrativo della band.
Il nuovo, atteso album “Beginning The Night To Take Hold” riprende con immacolata bellezza ed eleganza le atmosfere chamber-folk del precedente disco, con suoni tanto essenziali quanto poetici. Piano (Graeme Smillie), violoncello (Pete Harvey dei Modern Studies) e basso (sempre Smillie) plasmano un perfetto tessuto per una serie di composizioni non proprio facili e alquanto struggenti, creando una vibrante tensione tra le sofisticate elaborazioni strumentali e l’intenso tono da contralto della voce della Pollock.
Ancora una volta il marito Paul Savage (anche lui ex-Delgados) produce e si prende cura della sezione ritmica, accompagnando l’autrice nelle dolenti riflessioni su una malattia subdola come l’autismo (la tormentata ballad per voce, piano e violoncello di “Fire Inside” e il duello tra basso e violoncello di “Prize Hunter”) e l’intensa sofferenza causata dalla perdita del padre (la colta e articolata “Black Magnetic”).
A volte Emma Pollock ricorre a figure femminili come escamotage narrativo: nella poetica “Marchtown” mette a confronto la personale lotta contro i demoni della depressione con una sconfitta sul campo di guerra; con eguale arguzia racconta di donne dall’immenso talento artistico offuscate dalla cultura maschilista nella vezzosa e teatrale “Jessie My Queen”, per poi abbandonarsi a meditabonde riflessioni ricche di allegoriche e sfuggenti immagini nella neoclassicheggiante “I Used To Be A Silhouette”.
Anche se gran parte delle composizioni sono state registrate prima della diagnosi di autismo, “Beginning The Night To Take Hold” è un viaggio nel profondo della psiche umana, un’onesta e lucida riflessione sull’inesorabilità del passare del tempo (“Rapid Rush Of Red”), ma soprattutto un insieme di canzoni da ricordare e amare (“Pages Of A Magazine”).
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08/12/2025
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.