Con tre chitarre (due acustiche e una Gibson rossa 355) e una serie di canzoni tanto semplici e innocue quanto gradevoli, ecco un trio alquanto inatteso che, a dispetto delle proprie origini – Scozia e Inghilterra – si presenta al pubblico con un esordio dalle sonorità prettamente americane.
Bernard Butler dei Suede, Norman Blake dei Teenage Fanclub e James Grant, ex-leader dei Love And Money, si improvvisano novelli Crosby, Stills & Nash, con un set di canzoni che, senza alterare lo stile dei tre chitarristi, ne esalta la casuale e inattesa sinergia, scoperta durante un concerto informale, nato per il puro piacere di suonare insieme.
Messi insieme ritagli e frammenti che Norman Blake aveva sempre ritenuto poco adatti ai Teenage Funclub, alcune canzoni scritte da James Grant nell’arco di poche ore e un nugolo sparso di idee nuove e vecchie raccolte da un Bernard Butler in piena euforia creativa, dopo il ritorno in scena da solista con “Good Grief” (pubblicato a 25 anni di distanza del penultimo “Friends And Lovers”), i tre artisti hanno lasciato scorrere note e arpeggi con una naturalezza che seduce già dai primi istanti con il perfetto incastro di voci e chitarre di “Bring An End”.
Il resto dell’album non è da meno, tra una ballata psych-folk che racconta i Byrds attraverso l’occhio vigile di un ispirato James Grant (“One And One Is Two”), canzoni che rafforzano il legame tra il britpop e la musica americana (“The 90’s”), e melodie country-folk che hanno il piglio del classico, eseguite con una coralità che lascia il segno e rimanda ancora una volta a CS&N (”The Writing’s On The Wall”).
Elevano ulteriormente il tasso adrenalinico il graffiante folk-soul di Grant in “Girl With A Little Black Number”, il sempre efficace fascino celtic-soul di “The Old Mortality” e la poetica incursione nei meandri dello stile Laurel Canyon con “Seemed She Always Knew” (un omaggio a Joni Mitchell).
“Butler, Blake & Grant” è un progetto che si nutre di passione e talento senza inutili abbellimenti o trucchi posticci, un disco schietto e onesto. Queste dieci canzoni hanno corpo, anima e piedi sui quali reggersi e poter resistere al fugace appeal che accarezza molta musica pop contemporanea. Una piacevole sorpresa.
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24/05/2025
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.