Con “Two Star & The Dream Police” il musicista e produttore affina scrittura e tecnica strumentale, la chitarra abilmente modificata (corde e pick up baritonali e altre diavolerie) suona melmosa e sensuale. Mk Gee crea bozze di canzoni con in mente grandi chitarristi come Prince, Jimi Hendrix e Taj Mahal, per poi avvolgerle in sonorità soul e r&b con un’estetica lo-fi, tra riverberi e carenze armoniche in grado di creare un effetto ipnotico e viscerale che rimanda a Connan Mockasin e agli Unknown Mortal Orchestra.
Per Mk Gee il compito del chitarrista è intensamente creativo, per nulla assimilabile al ruolo centrale e prevedibile offerto da gran parte della musica rock non solo contemporanea. L’utilizzo di distorsioni e riverberi non è connesso al livello di rumore emesso, è più un gioco di sfumature di grigio dove all’improvviso bagliori blues, r&b e rock fanno la loro comparsa, gettando nel caos melodie pop-soul che alternano melodie indecifrabili a espliciti richiami armonici già noti.
Non è dunque casuale che “I Want” e “Alexis” derubino l’anima a “Every Breath You Take” dei Police, offrendone due diverse chiavi di lettura senza cadere nella trappola del plagio. Non è che a Mk Gee manchi l’intuizione pop vincente, il musicista ama l’inganno, il suono è sempre sfuggente e poco incline alla seduzione istantanea. Brani come “You Got It” e “DNM” sono due composizioni eccellenti, ma Mk Gee preferisce attirare l’ascoltatore nelle profondità della propria musica prima di svelare del tutto il potenziale delle canzoni. I graffi chitarristici e le dissonanze del piano in “DNM” sono calibrati in modo da apparire prima disturbanti e poi funzionali alla fluidità dell’insieme. In “You Got It”, Mk Gee affoga la voce tra le fangose note della chitarra obbligando a un forsennato repeat per poter catturare fino in fondo la splendida melodia del brano, ma tutto l’album è un continuo alternarsi di idee e abili manipolazioni.
“Two Star & The Dream Police” è un disco autarchico, completato in totale autonomia, consolidato da un’eccellente padronanza tecnica che ha già sollevato lodi e riconoscimenti da varie parti del globo. Mk Gee è un chitarrista e cantante capace di reggere il confronto con il pubblico grazie a un set di meravigliose e trasandate canzoni soul-rock, intelligente manipolatore di groove degni dell’eredità di Arthur Russell (“How Many Miles”) e Prince (“Candy”), travolgente e sensuale (“Are You Looking Up”), ma soprattutto autore di uno dei dischi più sfrontati e geniali della scena pop contemporanea.
E’ in verità difficile classificare il nuovo album del musicista e produttore americano. Mk Gee va ben oltre i confini dei generi assorbiti nella gamma di colori e zone oscure delle dodici tracce. Synth e voci filtrate guardano al futuro, ma il rigore dai toni eterei e sensuali non è confortevole e accomodante: queste sono canzoni che bramano sangue, sudore e lacrime, emozioni che nella più ruvida versione live, di cui alcuni episodi sono disponibili sul web, esplode con audacia e consapevolezza artistica.
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30/03/2024
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.