Marcus Mtshali, sotto il moniker Expugnantis, tenta di tradurre in suono i ricordi di un viaggio nel Sudafrica. In “Return To Madadeni”, quelle memorie, ormai distorte dal tempo, diventano paesaggi sonori notturni: un amalgama fluido di suggestioni che si muove nella tradizione dub techno quanto nelle sperimentazioni ambient dub contemporanee. Il registro hypnagogic di Ross 154 e i sussurri fangosi di Uon sembrano rivisitati secondo una cifra acquatica e scheletrica; l’eredità di Topdown Dialectic, Pontiac Streator e della storica Chain Reaction (Porter Ricks, Monolake e Vladislav Delay per citare i più noti) viene ricondotta a uno sguardo intimo ed etereo.
I paesaggi sonori sono sfocati, poveri di alte frequenze: la narrazione discontinua e nebbiosa di memorie lontane è l’ingrediente base che attraversa l’opera, alternando destrutturazioni ritmiche e accordi tagliuzzati, kick drum cupe e fruscii orientati a fornire un impasto organico e nebuloso. Questo approccio, a volte espresso con timidezza, viene amplificato in “Dub 2”, dove ogni possibilità ritmica viene diluita in frammenti, accordi implosi e micro-variazioni su un solido accordo contemplativo. La formula di Mtshali privilegia il minimalismo: in “Schnell”, gli oggetti sonori sono esigui e trattati con consapevolezza, tra dispersioni ritmiche, percussioni torbide e droni meditativi.
In “Brown Pines” emergono echi del monumentale lavoro di Wolfgang Voigt, ma rallentati e dissolti in un panorama sonoro denso e solitario. Le poche tracce con tensione ritmica spiccano in “Opaque”, dove i ritmi cupi si increspano tra subwoofer e restituiscono una sensazione di isolamento. Rilasciato per Enmossed, label nota per il suo approccio artigianale, “Return To Madadeni” risiede nella sua capacità di evocare qualcosa di intimo e difficilmente spiegabile a parole.
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08/11/2024
This article is an English translation of the original Italian text by Alessandro Giustiniano, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.