CRACK CLOUD - Red Mile

2024 (Jagjaguwar)
art-pop, punk

Sferzante e imprevedibile, straniante e corposo, l’art-pop dei Crack Cloud è perennemente in bilico tra paradosso e nichilismo, una musicalità dal fascino sporadico, situazionista e quasi anarchico. Ciò nonostante, per il cantante e batterista Zach Choy (unico membro fisso della band) è giunto il momento di tirare le somme dei quasi dieci anni trascorsi dalle prime esternazioni del collettivo canadese (ora ristretto a sette musicisti ma in passato allargato a quasi una ventina di elementi). Le istanze socio-politiche restano centrali, ma l’avvicendarsi di musicisti e collaboratori ha pian piano alterato gli schemi espressivi, con toni epici e arguzie letterarie che hanno ulteriormente contaminato le prime velleità punk e garage, per un rock sempre più massimalista e intelligentemente elaborato, dove stramberie psichedeliche alla King Gizzard e teatralità alla Arcade Fire confondono le già agitate acque di un meltin’ pot stilistico vorticoso e denso.

“Red Mile” è non solo il primo album per la Jagjaguwar ma anche il racconto del ritorno a casa della band (da Vancouver a Calgary, passando per il deserto del Mojave), un diario discinto di quel percorso di riabilitazione dalla tossicodipendenza che ha fatto da collante al progetto Crack Cloud, un insieme di canzoni agrodolci e ricche di umane contraddizioni, che la band affronta con consapevolezza e sarcasmo.

Ognuna delle otto tracce si contraddistingue sia per il contenuto lirico che per quello strettamente musicale. Dietro il forte pathos di un brano come “Epitaph” c’è la figura del leader-non-leader Zach Choy, il quale si interroga sul personale ruolo di musicista, senza nascondere quelle insicurezze e ansie già poste al centro dell’estroverso pop-punk di “The Medium”: un brano vivace e beffardo dove vittima e colpevole quasi si confondono in un gioco di ruoli, che è alla fine l’essenza della musica del gruppo canadese.

“Red Mile” è un disco forse meno immediato e graffiante dei precedenti: un approccio più schematico ed essenziale alla composizione tiene a bada gli slanci più irriverenti e sarcastici degli esordi, il tutto è comunque filtrato da una drammaturgia e un’estetica che non riescono del tutto a celarne la potenza corrosiva (“Blue Kite”).

I Crack Cloud hanno dichiarato che “Red Mile” è un album vissuto, una corsa a ostacoli tra dilemmi fisici e mentali, un manuale di sopravvivenza contro l’arroganza del potere. In quest’ottica, le ultime due tracce del disco, la sontuosa “Ballad Of Billy” e la raffinata e barocca “Lost On The Red Mile”, si nutrono di una disarmante aura filosofica e tematica, che se da una parte non scioglie alcuni dubbi sulla reale tenuta artistica del progetto, dall’altro versante rinnova la natura fortemente introspettiva e sociale di una band che, ponendo superficialità e impegno sullo stesso piano, ha abdicato ai cliché della musica indie-rock, per un approccio più consapevole e militante.

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31/08/2024

This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Crack Of Life
  2. 2. The Medium
  3. 3. Blue Kite
  4. 4. Lack Of Lack
  5. 5. Epitaph
  6. 6. I Am (I Was)
  7. 7. Ballad Of Billy
  8. 8. Lost On The Red Mile

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