BILLIE EILISH - Hit Me Hard And Soft

2024 (Darkroom/interscope)
alt-pop

Il ritorno di Billie Eilish con il suo terzo album, “Hit Me Hard And Soft”, è segnato da una necessaria maturazione che si accompagna a una crescita musicale e stilistica dirompente ma, al tempo stesso, delicatamente intessuta. Sempre a fianco del fedele fratello Finneas, con il quale ha composto anche queste nuove dieci canzoni a quattro mani, Billie O’Connell sperimenta, esplora e amplia il suo raggio d’azione a livello di sonorità, dimenticando e lasciandosi le spalle l’immagine della sé stessa ribelle adolescente colma di ansie e insicurezze e approcciandosi a una versione di sé decisamente più adulta.

Questa direzione in realtà non era imprevedibile: si coglieva già nei tratti più soffici e intimi del secondo album, “Happier Than Ever“, e anche nelle uscite più recenti come “What Was I Made For?”, la canzone parte della colonna sonora (e vincitrice di un Oscar) della “Barbie” di Greta Gerwig.

Nel nuovo disco sono tre i tratti distintivi che caratterizzano la Billie più “adulta”: uno, composizioni molto più articolate; due, una maggiore espressività vocale; tre, il passaggio a sonorità più acustiche ed eclettiche.

Per quanto riguarda il primo punto, ci troviamo di fronte a canzoni dalla struttura più articolata, nelle quali Billie e Finneas si dimostrano piuttosto insofferenti alla classica formula strofa-ritornello-strofa-ritornello-variazione-ritornello. Ci sono quindi per esempio la tripartita “Bittersuite” (gioco di parole, ovvio, con la parola “bittersweet“), una breve antologia dolce/amara, appunto; l’elegante “L’Amour De Ma Vie”, che inizia come un raffinato brano à-la “Michelle” ma a metà cambia e si sposta su suoni synth anni 10, trascinandosi verso quella che pare la nostalgia per una Billie più “giovane” e con tanto di autotune; e anche la conclusiva, sofferta “Blue”, che prende l’abbrivio come un deciso brano ritmato ma si inabissa poi in suoni più riflessivi e spenti, chiudendo il disco su note enigmatiche.

Il tutto è accompagnato – punti due e tre – da un uso della voce ora molto più aperto a melismi e gorgheggi, meno a sussurri e acuti impostati solo su sequenze di note fisse, e da arrangiamenti che si spostano verso influenze rock e jazz ma lasciando spazio anche ad altro, come nella sorprendente power ballad di “The Greatest”, anche questa nel refrain molto anni 10 o nel dark-pop di “The Diner”.

“Birds Of A Feather” tradisce la chiara influenza di Taylor Swift (forse quella di “Folklore”, 2020), da sempre dichiarato punto di riferimento per Billie. “Lunch” è invece l’unico brano forse un po’ provocatorio, la “Bad Guy” di questo disco se vogliamo, nel quale Billie esprime abbastanza esplicitamente anche se per metafore l’apprezzamento per una ragazza: “Mangerei quella ragazza per pranzo/ Lei balla sulla mia lingua”. Anche da versi come questo emerge lo sguardo più adulto ed emancipato che la cantante americana getta sui temi trattati, i quali a loro volta la conducono lontana sia dai lidi delle crisi post-adolescenziali espresse nel primo album – pensieri suicidi, sogni horror, incubi di morte – che dalle urgenze derivanti dal peso della fama nel secondo – il body-shaming, la privacy, l’ansia per il futuro.

In questo terzo album, Billie sembra finalmente riuscire a lasciarsi andare, godendosi la sua fama e le sue relazioni, parlando d’amore e di sentimenti in modo molto più libero e molto meno negativo. Lo dicono i testi, più aperti all’accoglimento di affetti estranei, e lo confermano gli arrangiamenti, decisamente impostati verso atmosfere più positive e molto meno inclini a introspezioni fatte di ritmi tenui e bassi pompati. Le paure e le insicurezze della Billie adolescente, arrivata al successo mondiale a 17 anni filtrano quindi in quella che al massimo si può definire ora una mesta malinconia alla Lana Del Rey, che tuttavia spesso e volentieri si lascia andare a sfoghi di pura energia positiva. Non ci sono più l’aggressività di una “Oxytocin” (2021), il sarcasmo di una “I Wish You Were Gay” (2019) o il rancore di una “Watch” (2017).

In loro vece trovano spazio i suoni composti, riflessivi e a tratti sgargianti di una artista in maturazione, che scopre con genuina curiosità la sua dimensione cantautoriale allargando i confini delle sue possibilità e, allo stesso tempo, mettendo alla prova il suo pubblico. Se è vero infatti che almeno due o tre canzoni – diciamo “Lunch”, “Birds Of A Feather” e “The Diner” – funzionerebbero bene come singoli, magari con dei buoni videoclip e anche “in radio” come si diceva un tempo, è anche vero che gran parte della tracklist si rivelerà particolarmente “ostica” per i fan storici dell’artista californiana, in sintonia con la promotional strategy molto asciutta adottata per l’album: solo un annuncio, niente singoli e pochi, criptici indizi. Una impostazione che con le pinze si potrebbe definire anche “anti-commerciale”, o che di certo non cavalca l’onda né le mode del momento, non ricerca l’orecchiabilità né l’easy listening, non attira gli adolescenti con facili melodie e ritornelli orecchiabili.

“Hit Me Hard And Soft” è invece un lavoro di spessore, composto argutamente, con dieci canzoni intriganti, ricche di sfumature e di idee, nelle quali spesso solo a stento si può riconoscere quella artista giovanissima dai capelli blu – o verdi, o bianchi – che tanto aveva intrigato le masse all’ultimo cambio di decennio. In questo senso la caduta di Billie nel suo personale abisso, espressa in copertina, non è da leggere in senso negativo; la cantante si immerge, non sprofonda, e come rivolge il suo sguardo verso il basso, ma verso la porta che rappresenta l’uscita. Un’uscita che forse è ancora da raggiungere, ma che perlomeno ora si intravede.

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18/05/2024

This article is an English translation of the original Italian text by Andrea Campana, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Skinny
  2. 2. Lunch
  3. 3. Chihiro
  4. 4. Birds Of A Feather
  5. 5. Wildflower
  6. 6. The Greatest
  7. 7. L'Amour De Ma Vie
  8. 8. The Diner
  9. 9. Bittersuite
  10. 10. Blue

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