Ritorna a un anno e poco più di distanza dal suo latest album il cantautore folk napoletano, di stanza a Milano, Stefano De Stefano, in arte An Early Bird.
Munito di una penna raffinata e di un plettro altrettanto delicato, per il suo sesto album, intitolato con parecchia simpatia “Pitchfolk”, a strizzare l’occhio con ironia attraverso un gioco di parole evidente alla celebre webzine americana, appunto Pitchfork, a questo giro il musicista partenopeo guarda ancora una volta e con dedizione a certo folk d’autore anglofono, per l’esattezza quello che unisce lungo una tangente bella spessa Sufjan Stevens e Ben Gibbard, per intendersi, tra ballate romantiche che cullano la fantasia come “Lucid Dream” e altrettante delicatezze al piano sospese in un sogno ad occhi aperti che fanno sempre bene al cuore e al proprio “io”, come la dolcissima “Remain The Same”.
Il canto di An Early Bird si sposta tra una nuvola ultra-soffice e l’altra con grazia, senza mai invadere troppo la scena, quasi in punta di piedi. In questo susseguirsi di melodie tanto ariose e altrove caratterizzate da un’epica appena trattenuta (“Same Ship”), De Stefano ammalia senza mai risultare prolisso o ancora peggio ripetitivo, al netto di un genere che dalle nostre parti sembra ormai appartenere a un passato, gli anni Duemila, lontanissimo dalle schizofrenie del presente. “Quite A Find” è in tal senso il passaggio più pastorale del lotto, tra echi del duo Kings of Convenience, di cui è sempre emozionante citarne i fasti, e armonie alla Paul Simon prima maniera, mentre la più “drammatica” “Plenty” fa addirittura pensare a Roland Gift (chi se lo ricorda?).
Al netto di ogni nobile parallelo, An Early Bird si conferma un menestrello d’altri tempi che va dritto per la sua strada e alla sua maniera come un amabile usignolo, fuori da logiche di mercato e smanie annacquate di diversivi alla moda. Il che, va da sé, merita un grosso applauso, prima di premere il tasto play e immergersi nel suo mondo parallelo e bucolico.
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25/01/2025
This article is an English translation of the original Italian text by Giuliano Delli Paoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.