La carriera e la vita di Kristin Hayter sembra che stiano passando dall’abisso alla luce. Dopo cinque anni di grande sofferenza espressa magnificamente nel progetto Lingua Ignota con la clamorosa doppietta del 2017 di “Let The Evil Of His Own Lips Cover Him” e “All Bitches Die” seguita dal recente “Sinner Get Ready” (2021) – Kristin Hayter decide di voltare decisamente pagina. Dopo aver velocemente liquidato il vecchio progetto con un post del 2 novembre 2022 su Instagram, ha varato il second project a nome Reverend Kristin Michael Hayter con “Saved!”, Lp nato innanzitutto, a giudicare dal titolo, come strada verso la salvezza, come strenua ricerca di un benessere psicologico dopo anni di turbamenti e autoanalisi, terminati tristemente con l’annullamento del tour europeo per problemi di salute.
Difficile dire se questi cambiamenti nascano da una svolta religiosa, da un ritrovato ottimismo o semplicemente dalla necessità fisica di non poter più andare oltre nei propri abissi. “Saved” musicalmente segna un’evoluzione coerente che Hayter aveva già iniziato con “Sinner Get Ready” e “Agnus Dei”, nei quali l’urlo era stato abbandonato per incanalare il proprio malessere verso un cantautorato più meditativo, ma ancora rivolto all’interno di un malessere inestricabile.
Musicalmente “Saved!” volta lo sguardo indietro, verso la musica religiosa americana, avvicinandosi al gospel o agli spiritual senza dimenticare del tutto le radici avant di Kristin Hayter. Queste si ritrovano nel pianoforte preparato con campane e catene, nella bassa qualità audio ottenuta con registrazioni su audiocassette che deteriorano il suono sino a farlo sembrare poco più che amatoriale. Nella fase finale, le manipolazioni dei nastri ottengono la destrutturazione definitiva, che trasforma il canto spiritual in episodi sperimentali, come nei tre minuti iniziali di “I’m Getting Out While I Can” che sembrano provenire da un registrazione perduta del secolo scorso.
The deconstruction also hits the blues, as in “All Of My Friends Are Going To Hell” (with a melody reminiscent of “War Pigs” by Black Sabbath), spiritual singing with voice and choir (“There Is Power In The Blood”), and even traditional country (“Precious Lord, Take My Hand”, “Nothing But The Blood”).
But the tracks where Hayter makes the fullest use of her new ideas are the ones where the prepared piano (probably not perfectly tuned) allows her to reach the bleakest atmospheres: the few minutes of “Imudea” are emblematic of how voice, choir and a handful of piano notes, paired with an increasingly degraded sound, can carry us into territory close to that of Hayter's early albums, without resorting to the cathartic screaming that the Lingua Ignota project had accustomed us to.
The sense of abandonment toward a saving god takes over in the two most genuinely religious tracks, “May This Comfort And Protect You” and “I Know His Blood Can Make Me Whole”, where the bells and chains of the prepared piano vibrate, touching the listener's most intimate feelings. “The Poor Wayfaring Stranger” carries on in the same vein, but with biblical overtones that make us feel up close the loneliness of one who is a stranger in a land not their own.
Il brano più lungo, “How Can I Keep From Singing”, chiude l’album mettendo letteralmente insieme i due progetti e sovraincidendoli. Il canto religioso di Reverend Kristin Michael Hayter invoca il suo salvatore, ma in lontananza il pianto e le urla della vecchia Hayter, cioè quella del progetto Lingua Ignota, emergono strazianti ricordando i momenti più tragici della discografia di Lou Reed, in particolare il pianto dei bambini di “The Kids” dall’album “Berlin”. Il canto (meraviglioso) termina al sesto minuto, ma il pianto, i singhiozzi e le urla incomprensibili continuano soli per altri due minuti come a dimostrare che una nuova vita è iniziata, ma il passato e le ferite indelebili sono e saranno sempre presenti.
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22/10/2023
This article is an English translation of the original Italian text by Valerio D'Onofrio, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.