Sembra di tornare indietro di 10-12 anni, nell’ascoltare questo “Growing At The Edges”, o forse più – a quando queste stratificazioni di strumenti acustici, che davano senso e spazio alle rappresentazioni ambientali e bucoliche dei testi (“Wasteland Companions”), andavano per la maggiore.
Questo album, il sesto della carriera della band, segue di diversi anni il precedente e attraversa tutto il periodo pandemico e post, donando una dimensione più composta e compiuta alla sua musica. Qualcosa dello stupore cosmico e dell’elettronica primitiva dei Midlake più giovani si trova in “Winter Sun, Cloudless Sky”, uno dei diversi brani strumentali di un disco che basa molto sulle atmosfere e sull’aspetto ambientale il suo fascino (il lento dischiudersi di “Signal To Bloom”).
Lo spirito di “Growing At The Edges”, comunque, sfugge a qualsiasi intellettualismo o alla malinconia forzata di altre proposte simili, rifacendosi semmai a un’Americana ragionevolmente compassata e priva di troppi spigoli (“Little Ways”, “Untying A Knot”).
La scrittura del disco è di per sé, appunto, piuttosto semplice (la title track), ma impreziosita da un contesto d’arrangiamento ben congegnato (“Remembering A Dream”, l’ottima “Wasteland Companions”, che può ricordare i primi Leisure Society). In generale, una uscita eccellente, forse la più riuscita della band finora.
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13/11/2023
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.