Parola d’ordine: ironia. Questa la chiave di lettura consigliata per entrare nel cuore di “Caribbean All-Inclusive Luxury”, mini-album di debutto dell’autrice, cantante e collagista elettronica Jarina De Marco. Facile infatti, sulle prime, soccombere alla mescola sonora di questo sgargiante cocktail che profuma di fiori tropicali e splende come madreperla nell’acqua azzurra – tradotto per l’orecchio: house latina, deep reggaeton e cornici lounge, senza dimenticare i lustrini della disco, gli echi del dub e della cumbia digitale, e una selezione sampledelica di voci fuori campo.
Ma dietro quest’inebriante impalcatura sonora, si nascondono le contemporanee riflessioni socio-culturali di una curiosa osservatrice dal passato inusuale; figlia di padre dominicano e madre brasiliana, un tempo rifugiati politici forzatamente allontanati dal governo della Repubblica Dominicana, Jarina ha passato i propri anni formativi anche in Brasile e poi nel Canada francese, a Montreal, assorbendo come una spugna tutte le contraddizioni che ne sono conseguite. Uno spaccato di vita segnato da amicizie in transizione e regole sociali sempre diverse a seconda del posto, parlando contemporaneamente spagnolo, portoghese, inglese e francese; “ad un certo punto ho avuto una crisi d’identità, non sapevo più chi ero”, ha confessato lei durante un’intervista a Office Magazine.
Eppure, è proprio da queste geografie alienanti e sfilacciate che Jarina trae ispirazione per mettere a punto una mezz’oretta scarsa di musica che attrae e percula l’ascoltatore allo stesso tempo, una cartolina turistica volutamente appariscente dietro la quale mascherare il proprio messaggio.
Troppo accattivante, per esempio, “Coca-Cola”, nella quale l’autrice miagola sensualmente decretando di essere “l’ultima Coca-Cola del deserto” – il suono campionato del tappo di una lattina gasata che costeggia l’andamento ritmico del brano richiama per associazione le celebri pistole di M.I.A. su “Paper Planes”. E questo per tacere del bieco erotismo dell’irresistibile “Boca Chica”, che al costo di $1.99 promette peccaminose nottate a ritmo di house.
Ci sono poi l’ondeggiante bachata di “Masa” e la seducente lounge di “Pool Bar” tutta sdraio e latte di cocco, il disidratato reggae di “Eléctrico”, e un curioso intermezzo tribal-futurista dal titolo gustoso: “Daiquiri”. Ecco anche il mal d’amore di “Pelo”, confezionato dentro un bozzetto d’inusitata levità melodica, e il bellissimo spleen di “Y te Vas”, tra i momenti più cantabili di una collezione che, nel complesso, si colloca a equa distanza tanto da nomi noti nel panorama latino, come Bomba Estereo e Kali Uchis, quanto da altri dal raggio d’azione più alternativo, come Weste e Buscabulla, finanche il nostrano Populous.
Costruito con gusto e fantasia, coadiuviato da una pletora di suoni e colori d’ogni tipo, oltre a qualche ospite maschile per fare da opportuna controparte, “Caribbean All-Inclusive Luxury” si muove su più piani d’ascolto, come si evince appunto da un titolo che ammicca all’esotismo di destinazioni turistiche in paesi che nascondono ben altri problemi sociali e condizioni di vita. Quanto basta per fare di questo mini-album uno degli ascolti più piacevoli e sottilmente sovversivi dell’anno, e di Jarina De Marco un nome assolutamente da seguire.
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29/11/2023
This article is an English translation of the original Italian text by Damiano Pandolfini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.