Dopo un periodo di silenzio, anche i Monochrome Set hanno trovato asilo in una di quelle realtà discografiche attente a gruppi cult del ricco sottobosco post-punk e new wave, in questo caso la Tapete, autrice di altri importanti recuperi come i Jazz Butcherthe Telescopes, Louis Philippe e i Lilac Time.
Pur meritevoli, i precedenti quattro album, realizzati dai Monochrome Set per la casa tedesca, hanno ripristinato solo in parte la genialità e l’esuberanza della band. Con “Allhallowtide”, Bid e il fedele compagno di ventura Andy Warren catturano la magia degli esordi, grazie a una solida scrittura, ricca di fantasiose intuizioni e a un più convincente livello delle prestazioni vocali, merito anche della new entry Athen Ayren, tastierista e backing vocalist che ha ulteriormente rifinito le sfumature sophisti-pop della band.
L’eleganza elettroacustica di “My Deep Shoreline” e il travolgente climax pop-surf di “Hello, Save Me” sono tra le pagine migliori della band da vent’anni a questa parte, altresì le complesse trame folk-jazz di “In A Chapel Of Personal Design” e “I Servant”, nonché l’intensa poetica noir di “Box Of Sorrow” certificano l’attuale stato di grazia di Bid e allontanano ulteriormente il sospetto di un’operazione puramente nostalgica.
Disinvolti, perfettamente a loro agio in questa nuova formazione in trio, i Monochrome Set riescono nel difficile compito di apparire freschi e motivati come degli esordienti (“Really In The Wrong Town”).
Sarà merito del perfetto equilibrio tra melodia e complessità delle composizioni, evidente già dalla sontuosa title track che apre l’album, sarà per la capacità di creare riff accattivanti senza cedere alla banalità indie-pop (“Ballad Of The Flaming Man”) o per l’inattesa leggiadria della cupa e misteriosa “Resplendent In A Darkness”, con “Allhallowtide” i Monochrome Set consegnano una delle pagine più riuscite della loro lunga carriera, abilmente sigillata dalla breve chiusura per piano e gocce di pioggia di “Parapluie”.
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31/03/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.