L’ascolto e l’analisi di “Riderless Horse” non può infatti prescindere dagli eventi che lo hanno preceduto: anni di abusi psicologici e fisici, la difficoltà nel gestire la quotidianità e anche il proprio ruolo di musicista, poi l’abbandono e il suicidio di Kennan a un solo giorno di distanza dalla separazione.
Non c’è però rabbia o livore in queste nuove dodici canzoni. Nina Nastasia non insegue il facile conforto emotivo della malinconia e dell’autocommiserazione e “Riderless Horse” non è un disco fragile e cupo; forse drammatico, ma incline alla rinascita, un processo che l’artista mette in atto con una schiettezza lirica impressionante.
Solo voce e chitarra, dunque, per un disco che assomiglia a un racconto, a un libro aperto. Nina Nastasia non nasconde i sentimenti contrastanti per Kennan: la lunga dolorosa rassegnazione (“Lazy Road”), le ferite non ancora rimarginate (“Go Away”), i litigi (“You Were So Mad”) e le carezze (“Blind As Batsies”).
Mai come in questo caso il termine essenziale beneficia di dignità e concretezza: “Riderless Horse” non è un disco dedicato a chi è in perenne ricerca del nuovo fenomeno musicale, ma a chi da sempre scruta l’orizzonte in cerca di autenticità e di disadorna bellezza.
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10/10/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.