Autentica prova del fuoco per gli svedesi Hater, il third difficult album della band di Caroline Landahl segna un deciso passo verso la maturità e la consapevolezza, grazie a sonorità ben più articolate che consolidano il già noto patrimonio dream-pop.
E’ racchiusa nel titolo, “Sincere”, l’essenza di questo nuovo album, un progetto maturato negli ultimi quattro anni dopo l’ingresso nella formazione di due ex-membri della band post-punk Fews – il batterista Rasmus Andersson e il bassista/chitarrista Frederick Rundqvist – al posto di Adam Agace e Lukas Thomasson. Il nuovo assetto della formazione – solo il chitarrista Måns Leonartsson è rimasto al fianco di Caroline – aggiorna e amplia la gamma espressiva degli svedesi, e riesce nella non facile impresa di liberare gli Hater dell’ingombrante fardello stilistico, che rischiava di relegarli al ruolo di band derivativa priva di personalità e freschezza.
Bastano in verità le prime note di “Something” per catturare in pieno il tono criptico degli arrangiamenti, costantemente avviluppati intorno a pulsanti note di basso e alla voce della Landahl, scarnificata dei toni zuccherini e immersa in una coltre di aspra malinconia, che asseconda il suono più crudo di queste nuove nove miniature dream-pop/shoegaze.
I devastanti quattro minuti e mezzo di “I’m Your Baby” scacciano via i dubbi residui: il crescendo a fuoco lento delle metalliche sonorità di basso, batteria e chitarra ha ben poco in comune con i frizzanti svolazzi del passato. Anche quando un certo sentimentalismo alla Cranberries/Cardigans sembra prendere piede (“Bad Luck”, “Proven Wrong”) la tensione resta alta.
Il flusso di “Sincere” è inarrestabile, tra energici slanci post-punk (“Far From A Mind”), e pause emotive ben calibrate (“Summer Turns To Heartburn”), che creano un quadro d’insieme soddisfacente e convincente. Il suono è orgogliosamente austero e sontuoso, la densità strumentale e vocale di “Brave Blood” e quella ancor più incisiva e viscerale di “Renew, Reject” alternano oscurità e luce al pari di alcuni hit single dei Cure e i riverberi noise di “Hopes High” sono figli dei migliori Ride.
Non c’è brano che non sveli dettagli sonori pregnanti: Måns Leonartsson sfodera distorsioni, assoli, arpeggi, brusche impennate, riff svogliati e accordi in bilico tra l’ipnotico e il nevrotico.
A conti fatti il nuovo Hater è un disco che merita la giusta attenzione, “Sincere” cattura l’animo più rough del dream-pop e coglie l’intensità poetica del noise e del post-punk senza sdolcinatezze. Sono tanti i momenti di pura bellezza che agitano il terzo album della band svedese e ignorarli sarebbe solo superfluo snobismo.
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22/05/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.