La seconda vita dei Dream Syndicate, dopo la reunion del 2012 post-Paisley Underground, ci riserva sempre soprese. La prima, in questo ulteriore capitolo, è il passaggio di testimone dalla psychedelia “a briglia sciolta” del precedente “The Universe Inside” (ANTI-, 2020) al cantautorato più popolare, perfettamente rappresentato dalla proemiale “Where I’ll Stand”, addomesticando in qualche modo anche i bagliori, così come le asperità, presenti invece nei primi due dischi di questa seconda fase della carriera della band, “How Did I Find Myself Here?” (ANTI-, 2017) e “These Times” (ANTI- e Epitaph, 2019).
Si ha anche l’impressione che Steve Wynn e soci abbiano trovato una quadra oltre le loro influenze più familiari – come Velvet Underground, Byrds e Neu! – e abbiano rinfrescato il loro sound guardando a una generazione più giovane, tra Sonic Boom e War On Drugs.
Oltre le roboanti rincorse kraut–psychedelic del precedente, eccellente lavoro, con “Ultraviolet Battle Hymns And True Confessions” la band californiana cerca di ritrovare una forma-canzone più canonica attraverso brani più quieti, rotondi e melodici (“Damian”) guardando al canone del songwriting folk-rock moderno di Bob Dylan (“Lesson Numer One”) e Leonard Cohen (“My Lazy Mind”), così come a quello indie pop-rock dei Rem (“Trying To Get Over”).
Nella scaletta si oscilla, con una generale omogeneità, tra brani pop-rock riflessivi (“The Chronicles Of You”) e ballate folk agrodolci (“Hard To Say Goodbye”), dove spiccano l’alchimia tra psychedelia, rock e pop di stampo californiano di “Everytime You Come Around” e la conclusiva cavalcata strumentale lisergica di “Straight Lines”.
Una prova godibile ma abbastanza monocorde, con pochi guizzi presenti soprattutto negli arrangiamenti (“Beyond Control”). Un album probabilmente destinato a portare i Dream Syndicate altrove.
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10/06/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Maria Teresa Soldani, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.