Quarto album per il musicista australiano, già membro del duo synth-pop Seekae nonché autore di un esordio da solista – “Jumping The Shark” – riscoperto e distribuito a livello mondiale grazie all’interessamento di Jonathan Rado dei Foxygen. Il primo tassello di una carriera all’insegna di un pop elettronico d’autore, intelligente e leggiadro quanto basta per bypassare l’esiguità del mainstream.
“Oxy Music” in parte sfrutta i canoni consolidati nei precedenti album, affilando e affinando quelle qualità che l’estetica pop a volte cela e confonde con la mediocrità.
I protagonisti delle canzoni di Alex Cameron sono persone ordinarie, alle prese con problemi quotidiani che esulano dalle cronache rosa e dal gossip mediatico, ovvero tossici per scelte o per necessità, no vax in preda a deliranti tesi su complotti mondiali, imbroglioni e manipolatori seriali, fanatici dei social, e non manca un accenno sagace al non semplice dilemma della cancel culture.
Strano a dirsi, ma mentre la musica alternative si diletta con non-sense linguistici e astrazioni concettuali, è proprio nell’esile forma pop che trovano terreno tematiche non facili da affrontare.
Alex Cameron canta della moderna depravazione etica su estroversi tempi pop: solari e gradevoli uptempo in stile Fleetwood Mac (“K Hole”), brani elegantemente synth-pop al pari dei Roxy Music di “Avalon” (“Dead Eyes”) e perfino affini a certe intuizioni pop del nostrano Franco Battiato (“Best Life”).
Non è erroneo valutare affinità elettive con il Bruce Springsteen di album come “Tunnel Of Love” (“Breakdown”), non pochi scorgeranno rimandi al Robert Palmer di “Johnny & Mary” (“Cancel Culture”) ed è oltremodo stuzzicante il dialogo creativo con Jason Williamson degli Sleaford Mods, ospite della gustosa title track e insidioso disturbatore in gustosi frangenti.
Sia ben chiaro che nulla è cambiato nel mondo di Alex Cameron: riff brillanti di chitarre sonorità di synth tirate a lucido e sincronismi giocosi tra groove percussivi e sassofoni tengono testa. L’unica vera differenza è che i ritornelli sono più contagiosi del solito (“Sara Jo”, “Prescription Refill”). “Oxy Music” è un disco che non si sforza di essere ambizioso. Ed è in questa coerenza progettuale che trova conforto l’album più maturo e incisivo del musicista australiano.
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15/03/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.