Lo stupore della scoperta, dell’inusuale. Il fascino della contaminazione musicale e culturale è tutto racchiuso in quest’estatica sensazione di meraviglia, che la mente associa alla seduzione spirituale dell’arte.
Compositore francese residente a Londra, Pascal Bideau (aka Akusmi) si abbandona alle ipnotiche e pulsanti scale della musica del Gamelan, costruisce pattern minimali che non sottraggono alla vista l’influenza di Steve Reich e Philip Glass, proietta il tutto nel futuro con una sequenza di richiami che vanno dal jazz all’elettronica e di essi fa materia viva e pulsante, rinnovando la magia delle creazione.
Ruth Velten, Florian Juncker e Daniel Brandt – ai lettori di OndaRock noto per essere parte del trio Brandt, Brauer, Frick – sono i fantasiosi complici di Bideau in “Fleeting Future“, un travolgente debutto che celebra uno stimolante matrimonio tra micro e macro strutture musicali, fraseggi e riff, un viaggio sulle note dove si alternano immagini vivide a paesaggi volutamente sfocati.
Otto composizioni, più un remix, caratterizzate da un’autonomia creativa, da geometrie ritmiche e da un’esuberanza che ridona fiducia in un futuro altresì definito fugace (da cui il titolo “Fleeting Future”).
Lì dove i GoGo Penguin setacciano in cerca di una più netta sinergia tra minimalism e jazz, Akusmi estrae gioiosi e potenti schemi sonori che grondano di passione (la title track), e mentre i Portico Quartet riesumano lo spirito di Wim Mertens e Steve Reich per enigmatiche sinergie modali, il musicista francese mette a servizio tutte le personali doti di polistrumentista per un’orgia rituale in cui piano, organo e sax stemperano il caos di ritmi cadenzati con rigore metrico e vigore tribale (“Looking For Tomorrow”).
Brilla altresì di luce propria il frenetico vortice di riff affidati al sassofono, a poliritmie electro-jazz e a strati di etno-world-music della splendida “Neo-Tokio”, ed è oltremodo avventuroso e quasi utopico l’elegante fluire di fiati, percussioni e pause neo-sinfoniche di “Sarinbuana”: sette minuti intensi che da soli valgono l’ascolto dell’intero progetto.
L’album di Akusmi è un contenitore talmente ricco di idee e suggestioni da meritare attente disamine per essere assaporato in pieno. Ma non è un disco pretenzioso, eccessivo o accademico: gli ariosi svolazzi nu-jazz/minimal di “Cogito”, l’immaginario viaggio tra world music ed elettronica di “Divine Moments Of Truth”, l’affascinante intreccio tra gamelan music e pulsioni minimal-elettroniche di rara bellezza di “Concrescence” non sono ingenue rielaborazioni di cose già sentite, di figure familiari e concettualmente appaganti, ma un raro esempio di musica avantgarde proiettata nel futuro, e non solo in quello fugace.
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24/12/2022
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.