Coordinate culturali di geografie distanti fuse in una visione coesa e affascinante. Si potrebbe sintetizzare così lo spirito del neonato progetto Theodore Wild Ride, piccolo ensemble che vede Christine Ott (Yann Tiersen, Tindersticks, Radiohead) e Mathieu Gabry – già cointestatari della sigla Snowdrops – collaborare con il suonatore di oud Ophir Levy. Un connubio interessante di linguaggi eterogenei intrecciati assecondando sviluppi narrativi dagli esiti cangianti.
Dal confronto di sonorità in bilico tra classicismo e sperimentazione e la calda musicalità dello strumento mediorientale ha origine un itinerario contemplativo, di spiccata matrice cinematografica, attraverso paesaggi in cui l’epica dell’ovest americano si accosta e sovrappone a suggestioni siderali alimentate dal suono magico delle onde Martenot e del mellotron. L’apertura è cauta, giocata sul dialogo di una partitura pianistica dal sapore jazz e gli arabeschi dell’oud, intarsio a cui le tastiere analogiche forniscono vaporosa cornice. Ma già la successiva “Squirrel Creek” dischiude un orizzonte atmosferico più inquieto, in cui il suono trattato del piano e le frequenze dell’apparecchio elettrofono mettono in risalto la perizia compositiva/esecutiva della Ott, reale fulcro dell’intero progetto.
All’interno dell’album trovano posto anche i rimandi sudamericani della milonga postmoderna “Paoha” e sprazzi di correnti kosmische, che nell’intro elettronica di “Appalaches” e nella coda convulsa della conclusiva “Zeppelins” riportano alle pagine più oscure dei Tangerine Dream e di Klaus Schulze.
Pur non rappresentando una reale novità nel congiungere Occidente e Oriente, nel complesso questo esordio ha soprattutto il merito di costruire un ambiente sonoro coinvolgente, la cui sfaccettatura realizza un’ammaliante sospensione spazio-temporale in cui perdersi placidamente.
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26/10/2021
This article is an English translation of the original Italian text by Peppe Trotta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.