Purtroppo anche “Athenian” rischia di essere accantonato nel reparto notizie, al pari dell’ultima decina di lavori pubblicati per la American Patchwork; al contrario, questo nuovo progetto è non solo stimolante ma anche maggiormente empatico e dilettevole, al punto da costringere a un rapido recupero dei capitoli trascurati. Mentre il precedente “Vivid” nasceva dall’angoscia per la pandemia, “Athenian” è il disco del ritorno al nomadismo, un viaggio che Momus ha intrapreso partendo proprio da quella Grecia che lo vide giovincello in cerca di amori, frivolezze e riferimenti intellettuali. Per Nicholas Currie è stata anche l’occasione per rispolverare vecchie passioni, come il folk greco e turco, il pop adolescenziale, nonché quegli attori comici che ne avevano reso lieve e stimolante l’adolescenza.
Definito dall’autore come un elogio alla leggerezza, il nuovo disco di Momus, pur senza discostarsi dagli ultimi progetti, è oltremodo sorprendente, grazie a un furtivo disincanto e a uno spirito burlesque che contagia le sedici tracce, tutte peraltro oggetto di dilettevoli video condivisi su YouTube.
“Athenian” è l’album vintage di Momus, ma è un approccio beffardo, scandito a tempo di paso doble (“Swansong”), gigionerie da cabaret (“My Moriarty”), comicità e sarcasmo (“Zooming”) e pregevolezze j-pop in salsa parigina (“Francoise”).
In “Athenian” il lato decadente e sardonico di Momus brilla e affascina come non mai, grazie a un trittico di autentiche perle: il soul-rap-dark di ”Horrorworld”, la grazia etno-folk di “The Existentialist” e la geniale ballata noir alla Bowie–Cohen “Doomscroll”.
Per gli amanti del lato più introspettivo e sofisticato dell’autore, ci sono molti episodi da amare senza riserve, come la sofisticata rumba-soul di “Under The Volcano” e l’elegante “Nono”, quest’ultimo prodromo alla singolare versione del classico di Jobim “Águas de Março” (“The Drizzle Of March”).
“Athenian” è un ulteriore tassello di una carriera sottolineata da un sarcasmo pungente e da una acuta e geniale liturgia pop, un altro cult-album che oltre a garantire il prevedibile plauso dei fan è destinato altresì a risvegliare la fama di Nicholas Currie.
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17/05/2021
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.