LAUREN AUDER - 5 Songs For The Dysphoric

2021 (Harvest)
art-pop, chamber pop

Con incedere ancor più sicuro, Lauren Auder accompagna per mano l’ascoltatore all’interno di un percorso di consapevolezza e accettazione di se stessi. E ancora una volta la formula non è quella di un album ma di un Ep di sole cinque canzoni. L’estetica gender-fluid e il percorso di transazione dell’artista è centrale nell’elaborazione di queste divagazioni alt-pop dalle timbriche noir e dalle profumazioni orchestrali, “5 Songs For The Dysphoric” non è un titolo ad effetto ma un’esplicita dichiarazione del superamento di quelle barriere che Lauren Auder ha attraversato non senza sofferenze.

L’art-pop tinto di trip-hop del musicista britannico-francese ha guadagnato profondità e personalità. Il fragore orchestrale è solenne e le melodie sono elettrizzanti, la voce cavernosa e sensuale è ancora più inquieta e graffiante, le cadenze ritmiche sono glaciali e potenti, ed è quasi naturale che Auder catturi nei quasi quattro minuti di “Quiet” tutta la poesia promessa dal precedente “Two Caves In”.

C’è una forte empatia tra Lauren Auder e l’ascoltatore, un’immedesimazione emotiva che nasce dall’intensità della musica, quel refrain ripetuto all’infinito (“That’s Not Animal”) nella prima traccia dell’Ep, “Animal”, è un mantra che graffia l’anima, per poi lasciar crollare le note del piano in un vuoto dove per un attimo hai paura di sprofondare.

Il tempo trascorso con i rapper francesi riaffiora nell’incedere marziale di “Small Ghosts” prima che il piano ne smorzi l’ardore. Anche il vortice di “Heathen” è egualmente ipnotico e sorprendentemente stridente, nonostante i graziosi arpeggi di chitarra e di tastiera che non riescono a tenere a freno l’urlo liberatorio di Auder (“To Be Sincere”).

“5 Songs For The Dysphoric” ha il solo difetto di essere troppo breve, ma la sintesi di pop barocco, alt-rock, post-rock, trip-hop, soul ed elettronica di Auder alla fine beneficia di questa essenzialità, lasciando un senso di meraviglia e smarrimento, che nemmeno le suadenti note soul e più concilianti del duetto con Celeste (“Unseen”), carezzate dalle languide sonorità del sax, riescono a stemperare. Un altro set di meraviglie per Auder, che aumenta l’attesa per quello che si prospetta come uno degli esordi più eccitanti degli ultimi tempi.

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26/03/2021

This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Animal
  2. 2. Heathen
  3. 3. Quiet
  4. 4. Small Ghosts
  5. 5. Unseen

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