Torna a farsi sentire nel 2021 anche il Black Monument Ensemble di Damon Locks (Trenchmouth, Eternals), una delle principali formazioni della scena jazz/black di Chicago contemporanea, promossa soprattutto dall’etichetta International Anthem. Il collettivo ritorna a due anni dall’ottimo “Where Future Unfolds” (International Anthem, 2019) con intenzioni meno ri-concilianti e più propulsive che seguono le drammatiche morti di George Floyd, Ahmaud Arbery e Breonna Taylor, che avevano sconvolto la società statunitense e in particolare la comunità afroamericana, lo spettro della riconferma della presidenza Trump e l’esplosione della pandemia da Covid-19. Sono intenzioni condivise su un piano trans-locale con artisti-attivisti come Moor Mother, Matana Roberts e Sault, capaci di attraversare generi, istanze socio-culturali, tempi e luoghi (si veda anche la partecipazione di Moor Mother all’ultimo eccellente album del producer libano-canadese Jerusalem In My Heart).
Il risultato è un mix di afrobeat, gospel, electro-funk, free jazz e house che attiva esperienze partecipative sperimentali tipiche della windy city, l’afrofuturismo di Sun Ra e il gospel come linguaggio primario della blackness. Per legare tutte queste istanze il Black Monument Ensemble adopera due tipi di esperienze: quella performativa e collettiva legata alla danza e all’improvvisazione, che si giova della presenza della clarinettista Angel Bait Dawid, come nel brano di apertura “Now (Forever Momentary Space)”; quella aurale e personale legata alla composizione e alla registrazione come opera d’arte, su cui Locks stesso lavora come sound artist realizzando tracce dense di cut-up e found sound ricavati da altri brani – nella tradizione hip-hop e house – e da materiali provenienti dai mass media, di cui la migliore espressione è rappresentata dal brano-manifesto “The People Vs The Rest Of Us”.
L’impressione è che Locks sia rimasto artisticamente coinvolto dal progetto “Dimentional Stardust” (International Anthem/Nonesuch, 2020) di Rob Mazurek & Exploding Star Orchestra – cui aveva preso parte anche nella scrittura dei testi e delle parti vocali registrate – sia nella modalità compositiva a collage, sia nell’aspetto concettuale della creazione di un unicum da intendersi come costellazione di frammenti, di suoni trovati, di performance, di improvvisazioni, di refrain, di cori.
Il risultato è più processuale che compiuto, un magma dove ribollono il passato e il presente, la concitazione e anche un pizzico di confusione figlia dei tempi incerti. L’importante, però, è esserci, adesso.
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02/11/2021
This article is an English translation of the original Italian text by Maria Teresa Soldani, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.