La città dell’oro, della speranza: l’Eldorado nell’immaginario popolare è un luogo sospeso dove trovare conforto e speranza, uno spazio ormai virtuale che Catherine Graindorge descrive con sonorità splendenti e inquiete. Violinista belga già collaboratrice di Mark Lanegan e Nick Cave, Catherine affida questo suo secondo album solista alle sapienti mani di John Parish, musicista e produttore noto per il suo lavoro con PJ Harvey, Marta Collica, Afterhours e altri.
Tetro, strepitante, denso e minacciosamente affascinante, “Eldorado” prende spunto dalle paure e dalle ossessioni generate dal Covid-19 per una più ampia riflessione sul dolore e sulla morte.
Ieratiche e vibranti come le corde dell’anima, le nove composizioni si susseguono come un racconto per immagini: sonorità grigie e fosche, a volte graffiate da sfumature rosso sangue, provano a lenire quel claustrofobico senso del dolore che attanaglia il corpo e sfibra la mente. Le voci, alterate come in un esorcismo pagano, duellano con drone-music e accordi suadenti e mesti di violino (“Rosalie”). A volte il canto prova a dialogare con scampoli di blues e alterazioni folk con risultati affini all’avantgarde gestuale e linguistico di Laurie Anderson (“Ghost Train”).
Graindorge accenna un irreale dialogo colloquiale con l’ascoltatore attraverso ipnotici landscape filtrati da distorsioni di viola, violino, percussioni e chitarre elettriche, che creano una ragnatela di suoni che accolgono cacofonie e accenni rock senza perdere di vista il mood epico e tribale della musica dell’artista belga (si ascolti con attenzione la title track).
Ha altresì ragion d’essere la scelta dell’autrice di intitolare un brano “Lockdown”: non è infatti un mero richiamo agli ultimi lunghi mesi di pandemia, ma un’autentica rappresentazione sonora delle angosce e del frastuono emotivo causato dalle restrizioni dei rapporti umani, con il presagio e la minaccia della morte in bella vista dietro i pur folgoranti virtuosismi di violino ed elettronica.
E’ un album aspro, estremo, impressionista, “Eldorado”. Una narrazione greve, intensa, dolcemente ossessiva che il violino di Catherine e l’energico supporto di Parish restituiscono in pieno in brani come ”Butterfly In A Frame”, un evento quasi liturgico reso ancor più spirituale e magico dall’irruenza del suono dell’harmonium che sovrasta l’armonica bellezza di “Kangaroos In Fire”.
L’ultimo tassello dell’album è un omaggio al musicista inglese Brian Eno, un brano ambient-drone, “Eno”, che Parish colora con tratteggi chitarristici stile frippertronics adagiandoli su una melodia tanto lirica quanto evanescente, perfetta chiosa per un disco ricco e intenso.
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11/10/2021
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.