Riposti i panni dell’agitatore con vocazione industrial, Benjamin John Power, aka Blanck Mass, indossa quelli del cosmonauta pronto a viaggiare verso una dimensione trascendente, finendo subito per risultare un po’ a sorpresa, e magari inconsapevolmente, sia Reinhard Lakomy che un campionatore di suoni ambientali di un’etichetta nerd a caso. Insomma, un mix sulla carta insolito.
Ma c’è dell’altro a confondere ulteriormente le idee, rendendole ancora più intriganti: per questa sua prima opera interamente concettuale, intitolata “romanticamente” “In Ferneaux”, il musicista inglese mira a “gestire la miseria sulla via della benedizione”, come dichiarato in sede di presentazione. E per farlo individua due fasi da 20 minuti circa: “Phase I” e “Phase II”.
La prima metà della suite che di fatto costituisce l’opera segnala infatti quanto esposto poc’anzi: fughe mentali in scia progressive electronic e rumori cosmici di fondo. Power osserva una realtà parallela. Qualcosa a metà strada tra, appunto, l’inferno e il paradiso, la terra e il cielo. Tra il Klaus Schulze imprendibile di “Mirage” e i (suoi) Fuck Buttons sotto sedativo.
L’altra metà del piatto, “Phase II”, scorre invece via tra partiture new age, tonfi metallici, squarci sonici, urla a caso, sconquassi, lamenti assortiti e ritmi tribali che mutano in una serie ambigua di stop&go.
“La miseria e la benedizione sono una cosa sola”, chiosa Power. Un messaggio antico che il producer britannico traduce alla propria maniera, con risultati a tratti altalenanti, in quella che resta un’immersione sonora tra il mondo dei demoni e quello degli angeli, ambiziosa a monte, ma solo in parte pienamente riuscita a valle.
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08/04/2021
This article is an English translation of the original Italian text by Giuliano Delli Paoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.