Devono averlo capito anche i Bicep, da tempo ormai tra i principali mattatori dei dancefloor di mezzo mondo, che non era di certo il momento di banger euforici e dinamiche scuoti-platee, e che per l’ascolto domestico era indicato forse un approccio diverso. Nasce così un album quale “Isles”, versione ammansita di quello che vorrebbe essere un progetto ben più esplosivo, che vede il duo di Belfast approdare a una dimensione più raccolta, fumosa, che tanto prova a essere evocativa quanto ad avanzare comunque scansioni ritmiche di peso. Restare a metà del guado è un rischio che con scelte del genere si cela dietro l’angolo: spiace constatare che sia stato abbracciato senza esitazioni.
Se i minutaggi non risultano mai esagerati, il taglio monolitico dei timbri e delle composizioni, difficilmente provviste di dinamismo interno e un senso dell’evoluzione, finiscono col far risaltare l’esilità delle strutture, spesso troppo carenti anche solo di un sussulto per giustificare la propria durata. Così, belle idee sparpagliate qua e là finiscono diluite in un mare magnum di pattern “onirici” a buon mercato (il tocco jungle di “Cazenove” che figura quasi da comparsa tra i fugaci campioni vocali e i fiacchi ostinati timbrici), e anche quando la melodia assume contorni più definiti si fa ben poco per uscire da un torpore generalizzato, che sì avvolge, ma allo stesso tempo offusca, infiacchisce (“Saku”, e il suo ciondolante andamento in fascia Idm).
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04/02/2021
This article is an English translation of the original Italian text by Vassilios Karagiannis, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.