È davvero fuori di testa, questo “Famine, Putrid And Fucking Endless” degli inglesi Atvm. Un esordio fulminante, che ricollega per vie traverse e traiettorie inaspettate il death-metal con il progressive. Nello spaziare con indomabile violenza e maniacale precisione fra assoli stellari e sfuriate apocalittiche, il quartetto londinese sembra voler coniugare il lambiccato senso della composizione del recente prog-metal con la spontaneità truce del death-metal più brutale.
Sette brani per 56 minuti sono già una dichiarazione d’intenti: più che semplici canzoni, un gruppo di tentacolari esplorazioni musicali, tenute insieme da una totale padronanza strumentale. “Sanguinary Floating Orb” cita e ricontestualizza mondi diversi come il math-core e il grindcore in una visionaria cattedrale sonora. “Ⲁⲛⲋ-ⲟⲩ Ⲙⲁⲧⲟⲩ”, aperta da una marcetta (!), è spezzata da un desolante interludio semi-acustico, prima di ripartire a tripla velocità e sciogliersi in un djent dinoccolato. “वाघनख” viene risucchiata da mulinelli chitarristici che fungono da sfondo per una lunga esplorazione progressive, ed è come se i piani fossero stati invertiti, col virtuosismo nelle retrovie.
Cosa non da poco, non manca un malsano senso del divertimento da gustare in mezzo all’assalto, fisico e psicologico, messo su dai quattro. Sotto traccia si muove, infatti, una complicità con l’ascoltatore che porta a momenti di English humor come il campanaccio agreste che fa capolino dopo un minuto abbondante in “They Crawl”, suscitando lo stesso effetto di una freddura pronunciata in mezzo a una coventrizzazione. Stesso effetto straniante lo sortisce l’elegante interludio di “Squeal In Torment”.
Se pure si avverte un certo calo nella parte centrale, non fosse altro perché è difficile stupire ininterrottamente per quasi un’ora, i due lunghi brani finali rinfocolano l’entusiasmo. “Picture Of Decay” è un labirinto ritmico impreziosito da funamboliche figure di basso, mentre “Slud” dà virtualmente fondo alle possibilità della formazione: ammiccamenti all’heavy-metal classico, epici riff stoppati, fiammate di dissonanze, parossismi grindcore di intensità totale, disgregazioni ultra-doom e persino un lungo assolo che cita Buddy Rich (si diceva sopra dell’umorismo inglese…).
Difficilmente un album di death-metal riesce a essere così fantasioso, imprevedibile e divertente: se siete appassionati del genere, o anche solo simpatizzanti, l’ascolto è quasi un obbligo.
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11/07/2021
This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Silvestri, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.