Il punto è che, mentre di là dall’Atlantico continuano ad abbaiare come cani sciolti, Shygirl per dire la sua deve appena increspare le labbra; “ALIAS” è fatto di palleggianti basi electro, un bovino sguardo fisso che ti squadra con un’occhiata annoiata, e un felpatissimo flow dalla forte cadenza di città, che impacchetta e lubrifica volgarità assortite e poi te le infila giù per le orecchie – gli inglesi dicono deadpan, parola bellissima e ben più ricca di sfumature del nostro corrispettivo italiano “impassibile”.
Davvero scabrosa, però, “TWELVE”, un testo che, per ammissione della stessa autrice, osserva i comportamenti di certi uomini adulti che fanno il filo alle ragazzine troppo giovani, disotterando una ben più seria problematica sociale che affligge anche gli ambienti – online e non – nei quali è cresciuta la stessa Shygirl.
Con Azealia Banks ormai bruciata fuori dai giochi discografici per sua stessa idiotissima mano, lo scettro di shit talker dell’anno è passato prima a Zebra Katz e adesso a Shygirl e un “ALIAS” che, di questi tempi, è più necessario dell’ossigeno. C’è un bisogno quasi fisico, che parte dalle viscere e sale su come un ceffone in viso: è il bisogno di uscire di casa e andare a strascico nei club, mentre lei, sguardo deadpan da dietro alla console, irrora la folla con le sue stronzate in prosa. Volgare, scomoda e anche di cattivo gusto? Tantissimo, ma, a patto che sia tutto legale, dopo un anno come il 2020 ognuno ha il diritto di sfogarsi come meglio crede.
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02/12/2020
This article is an English translation of the original Italian text by Damiano Pandolfini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.