Cinque anni senza Stefan Betke sono passati senza alcun rimpianto, il geniale musicista tedesco, dopo aver coniugato con esiti straordinari l’elettronica/minimal con il dub e la techno, sembrava aver detto tutto, non solo con il trittico numerico iniziale (“CD1”, “2”, “3”, recentemente ristampati), ma soprattutto con la perfetta sintesi di “Steingarten”.
Ritrovarlo profondamente ispirato è una gradita sorpresa, anche se dietro queste malinconiche e aspre inquietudini elettronic-dub, c’è la sofferenza per la discesa negli inferi della malattia dell’Alzheimer, un male che ha colpito la madre del musicista e che è oggetto di questo nuovo disco di Pole.
“Fading” è l’album più affine alle scheletriche pagine degli esordi, ma il respiro è più corto meno frenetico, pigro, a volte sinistro (“Erinnerung”), i riverberi dub oltre a rievocare l’oblio del dancefloor (“Tangente”), raccontano con meccaniche dissonanze anche il dopo sbornia, ovvero il risveglio del corpo e dell’anima che va in cerca di un luogo sicuro dove riposarsi dopo l’orgia di beat e luci (“Traum”).
Questa coscienza del dopo, del raffronto con la realtà è in fondo la vera novità dell’ultimo disco di Pole: le pregevoli sculture elettroniche si ammantano di un calore e di un flusso emotivo inattesi (“Röschen”) e di un’eleganza che non rinuncia alla sperimentazione (“Tölpel”).
“Fading” è comunque un disco sulla perdita della memoria ed è quindi naturale il lento dissolversi di riff e melodie che pian piano prende possesso delle tracce, fino a sprofondare negli abissi inquieti di “Nebelkrähe”: al ricordo subentra la nostalgia, alla magia lo sgomento, alla furia dell’elettronica e del dub succede superficialità e indifferenza.
Quando le note della title track chiudono il cerchio, la musica, come la memoria sconfitta dall’Alzheimer, si dirada e resta solo il lamento delle tastiere, dei synth, delle macchine, del silenzio.
Stefan Betke è ritornato e ha qualcosa di importante da dirci, e il linguaggio della musica del compositore tedesco non è mai stato così potente da molto tempo a questa parte.
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13/02/2021
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.