Mario Lino Stancati è un attore, regista, drammaturgo, poeta e musicista sperimentale, giunto al suo secondo Lp dopo “Voxigena” (2016). Il suo terreno spazia dall’electroacoustic all’elettronica e nel 2020 approda alla storica etichetta italiana Unexplained Sounds Group, meticolosa nel ricercare i musicisti più sperimentali nel panorama mondiale.
“Cross The Desert” prende spunto dalla classica tradizione electroacoustic per strizzare l’occhio talvolta alla musica da cinema, talvolta persino alla neoclassica da Third Ear Band (“Dove scordarmi”). Una commistione interessante dedicata alla solitudine e all’isolamento, in particolare a quello che potrebbe essere un simbolo di tutto ciò, il deserto. L’album inizia decisamente col botto, con l’imponente “Plenus Part I”, perla assoluta di una electroacoustic cinematica e monolitica che potrebbe ricordare una sinfonia senza chitarre di Glenn Branca (qualora ne avesse fatta una), i viaggi spaziali di Vangelis che si uniscono agli orridi anfratti dello spazio profondo di Ligeti.
Dopo questa vera iperbole di suoni, Stancati si rifugia nella più tradizionale electroacoustic e musica concreta (“Plenus Part II”, “Kabalika ! !”), in divertenti giochi elettronici (“Verrà dopo il fiore”), nell’ambient isolazionista (“Torrida estate”) o in bizzarre sperimentazioni vocali (“Gola d’aria”). Difficile trovare un filo conduttore in “Cross The Desert”, l’abbandono e isolamento nascono probabilmente dal contesto in cui Stancati ha pensato e registrato il disco. Forse è questo che manca, quella sensazione di intraprendere un percorso e portarlo a termine nel deserto dei nostri tempi.
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17/10/2020
This article is an English translation of the original Italian text by Valerio D'Onofrio, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.