MARCO GIUDICI - Stupide cose di enorme importanza

2020 (42)
bedroom-jazz-pop

Diciamo la verità: se in Italy non ci fossero interi siti, o intere sezioni all’interno dei siti, dedicati esclusivamente alla musica italiana, indipendente o meno, quanta di questa meriterebbe di occupare lo spazio (e quindi il tempo speso ad ascoltarla o scriverne) rispetto alla musica che esce quotidianamente ovunque nel globo? La risposta è soggettiva, ma il quesito dovrebbe essere il faro di chiunque si confronta con una nuova uscita italiana.

Questo disco di Marco Giudici, primo col suo nome dopo l’esperimento a nome Halfalib, è un buon esempio. Senza perdere troppo tempo, Marco Giudici è una delle voci artistiche con le maggiori aspettative in tutto il panorama nostrano, musicista per gli Any Other (uno dei pochi progetti italiani che una “validazione” estera la può vantare) e produttore già di numerosi dischi della scena indipendente.

Dal punto di vista sonoro, “Stupide cose di enorme importanza” ha l’allure leggiadro e solipsista di un side project elettronico di Sufjan Stevens, con le sue melodie esili, i cori appena accennati e l’elettronica da cameretta (la title track). Stilisticamente non lontano dal retro-pop psichedelico degli Abiku (gli accenni di Lucio Dalla in “Risaie Amare”), coi quali Marco condivide una scrittura personale e raffinata (“Spremuta d’arancia”, “Nei giorni così”).

A un gusto musicale di buon livello (da ricordare anche il jazz di “Per chi dorme”) fa eco un compendio testuale non sempre all’altezza, da cui traspare l’esistenza dell’autore ma senza il necessario filtro dell’arte (che esiste sempre e comunque), e le canzoni rimangono vittima di un linguaggio acerbo, da sgrezzare, generato da un’introversione ombelicale (a partire dal titolo vagamente “social”, ma su tutte l’onestamente imbarazzante “Forse è un grazie”, la colloquialità traballante della pur divertente “Pallonata con fotografia”), anche e soprattutto nei più esitanti tentativi lirici. Un grande “vorrei ma non posso”, sia sul lato più cantautorale, che su quello generazionale, causato anche da un lavoro non sufficiente su suono delle parole e metrica.

Un album più controverso di quello che sembra, per via del “tutto” che sembra peggiore del particolare, ma che in realtà si rivela per quello che è: un buon disco da ascoltare senza dargli troppo peso.

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25/04/2020

This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Per chi dorme
  2. 2. Spremuta d'arancia
  3. 3. Risaie amare
  4. 4. A volte io mi sento solo
  5. 5. Nei giorni così
  6. 6. Forse è un grazie
  7. 7. Alla fine è passato un amico
  8. 8. Pallonata con fotografia
  9. 9. Stupide cose di enorme importanza

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