Jeremy Gara ritorna con il suo secondo progetto solista, “Passerine Finale”, un disco che vede il batterista degli Arcade Fire uscire dai territori indie-rock per proporre qualcosa di molto più inquietante.
A latere del suo ruolo principale, Gara ha collaborato con la band slowcore Kepler, con il math-rock dei Weights and Measures e con il cantautore statunitense e membro dei Giant Sand, Howe Gelb. Nel nuovo lavoro, riprende il concetto utilizzato per il precedente album (“Limn”, 2016), con tracce d’incondizionata improvvisazione, che evidenziano la riuscita fusione di sinistri e astratti suoni elettronici.
A proposito della title track, dalla spiccata attitudine ambient, Gara ha dichiarato che durante la stesura del pezzo un passero invisibile ha continuato a seguirlo per tutto il giorno, protraendo il proprio canto, basato sulle stesse tre note. Quel suono, alla fine, ha ispirato la realizzazione della canzone, meritandosi così lo stravagante titolo.
I primi due strumentali, “In, Final Note” e “L_06”, cupi e inquietanti, introducono all’ingresso del Lp, annunciando un inaspettato senso di rovina. “Kelpie” e “Ice Towers” trasmettono sensazioni esattamente opposte, con suoni che evocano un senso di ammirazione. Un viaggio attraverso il suono che s’insinua dolcemente tra varie emozioni, avanzando come un flusso di coscienza progettato per non condurre ad alcun particolare pensiero e delineando un impegnativo percorso per l’ascoltatore, al quale spetta la decisione del luogo e del momento in cui arrestarsi. Chiude “Wraith”, legando in un’unica testimonianza l’intero corollario di vibrazioni sciorinate lungo tutto il disco.
“Passerine Finale” è un viaggio magico e meditativo, che va percorso nel proprio inconscio. Un album evidentemente ostico, ma che nasconde momenti di intensa emozione, consentendo all’impavido spettatore di intraprendere un viaggio unico nel suo genere.
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20/09/2020
This article is an English translation of the original Italian text by Cristiano Orlando, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.