Premiata nel 2013 con il Welsh Music Prize per l’esordio “Week Of Pines”, accolta a braccia aperte dai Manic Street Preachers nel loro album “Futurology” e consolidato il proprio status di autrice folk dallo stile amabile e delicato, Georgia Ruth, a quattro anni dal suo secondo disco, ritorna in scena con “Mai”.
Calarsi nella natura, seguendo il naturale scorrere del tempo, e godere tutti i piaceri della maternità ha offerto alla cantautrice la giusta ispirazione per questi undici bozzetti poetici. Un lussuoso e introspettivo racconto del ritorno dell’autrice nella città natia di Aberystwyth.
Arpa e voce cadenzano i tre strumentali ambient-folk (“Gardd”, “Brychni”, “Haul”) e gli otto deliziosi folk pastorali di “Mai”, una sequenza di osmosi emozionali dove si alternano magiche filastrocche per arpa violino e voce (“In Bloom”), fugaci e mistiche ballate, dove il contrasto dei colori della natura si estingue infrangendosi su più tenui variazioni cromatiche e sonore, a volte impercettibili (“Madryn”), a volte demarcate da insolite commistioni jazz e prog mutuate da sax, batteria e chitarra (“Cosmos”, “7 Rooms”).
Ispirato dalle poesie di Eifion Wyn, “Mai” celebra il mese di maggio e la primavera dell’anima e della natura, solo che Georgia Ruth non distoglie l’attenzione dal presente e dalla contemporaneità della musica folk, evitando le secche della tradizione a tutti i costi (la title track).
E’ in definitiva un disco stimolante e intrigante come pochi, nonostante si avverta la necessità di verificare la statura dell’artista nel prossimo futuro, ma non possono che affascinare la leggerezza pop di “Close For Comfort” e l’ingenua grazia fatata di “Terracotta”, esemplari di canzoni folk non necessariamente innovative, ma ricche di un lirismo che mette in evidenza le doti artistiche di Georgia Ruth.
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
31/05/2020
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.