Un amore infinito per le stelle e il firmamento – eletti a fonte d’ispirazione costante come svelato nella our interview – e una nuova veste pop che scaccia senza troppi patemi i fantasmi del passato: è da qui che bisogna partire per entrare in sintonia con “WHOA”, secondo album di BIRTHH, nome d’arte della cantautrice fiorentina Alice Bisi. Un disco che affascina per le trame delicate e insolite, e che pone spesso e volentieri la Bisi a mezza via tra la Brisa Roché di “Takes“, Regina Spektor e la Simone White di “Silver Silver“, con l’aggiunta di partiture elettroniche sullo sfondo cangianti quanto basta per ravvivare cromaticamente canzoni in cui a dominare è, al di là di ogni trovata in appoggio, la propria amata chitarra.
“WHOA” è il classico disco della maturità. L’album con cui svoltare in qualche modo e scoprire nuove carte. Si prenda da esempio la ritmica stralunata di “Ultraviolet”, cantata in compagnia della rapper statunitense Ivy Sole. A controbilanciare il ricamo acustico posto in attacco sono i tempi dispari uniti a morbide contrazioni ritmiche. Una soluzione appagante, come quella dei due ipotetici intermezzi che la racchiudono: “Audio 1” e “Audio 2”. Tra una ballata lunare e l’altra, BIRTHH traccia de factoun sentiero personale nel microcosmo indie odierno, avvalendosi di candori elettronici e accordi il più delle volte cullanti. Le parole intrecciano sogni, speranze, stelle, pianeti, elefanti scanzonati, cani spaziali, desideri reconditi e visioni quotidiane, come ben esplica un passaggio di “Human Stuff”:
Tie your sneakers, shoes come untied
Walk on water, you’ll be fine again
Always on the concrete mile
I try to take some risks
Why do you care?
I tre minuti scarsi di “Elephants Sing Backwards” suscitano melanconia. Spuntano anche uccellini in sottofondo campionati e da contraltare ad arpeggi dimessi. “Space Dog” unisce ancora una volta le due inclinazioni sopracitate della musicista toscana, soprattutto nel finale, a suo modo spaziale e timidamente accattivante. È la chiusura perfetta di un disco che riporta a galla fascinazioni dimenticate fin troppo in fretta di un cantautorato pop in salsa indie e dalle tinte rosa in voga “soltanto” due lustri fa, infarcendolo qui e là con diversivi calibrati e al contempo smaniosi.
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31/05/2020
This article is an English translation of the original Italian text by Giuliano Delli Paoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.