I fortunati che quindici anni or sono riuscirono a incappare nell’esordio degli Psapp (“Tiger, My Friend”, 2004) hanno avuto modo di scoprire quanto il sodalizio musicale fra Carim Clasmann e Galia Durant sia stato qualcosa di speciale fin dall’inizio. Chi altro è riuscito a sviluppare una formula musicale tanto originale e varia? Capaci di fondere fondamenta cantautoriali con un approccio giocoso alla musica, i due hanno dato vita a una storia lunga cinque album. Questo “Tourists” esce a distanza di sei anni dall’ultimo “What Makes Us Glow”, analogamente a quanto successe con il precedente “The Camel’s Back”, infatti, come spiegato nell’interview che ci ha concesso, la band ha la tendenza a lasciar decantare l’ispirazione, senza l’ansia di pubblicare frequentemente.
Ciò che balza immediatamente all’orecchio ascoltando le prime tracce è il piglio minimalista: la maggior parte dei ritmi è compassata e il piano è lo strumento-cardine di gran parte delle canzoni, deviando il focus verso un suono diverso rispetto alla verve frizzante che caratterizza lo stile Psapp.
Sia “uPVC” che “Glove” sono ballate crepuscolari con timbri dal sapore autunnale, sospese fra un vociare di sottofondo, un rullante leggermente accarezzato o note di piano solitarie. Sullo stesso tenore si attesta la bellissima “Vision”, che tinteggia delicati intrecci strumentali fra archi, piano e accenni di reticoli elettronici.
Per tornare su tonalità più vivaci, bisogna ascoltare la coppia iniziale “Progress” e “Tourist”, dove si ritrova un brio rivitalizzante, che tuttavia si integra perfettamente con il tono rilassato dell’album.
A coadiuvare la varietà della scaletta contribuiscono simpatici strumentali sotto il minuto: in questi pochi scampoli di musica, gli Psapp danno sfogo a tutta la loro fantasia in materia di composizione prettamente sonora, mischiando abilmente elettronica e field recordings (“Woods”, “Slippery” e “BIG”).
Moving on through the album, one cannot remain indifferent to “Pieces,” perhaps the most representative track of the whole collection. The almost tribal pulse of the percussion is streaked with various samples and instrumental phrasing in which Galia's voice fits magnificently into a hypnotic back-and-forth; it's also worth noting, on closer listening, just how many layers this song is built from. Managing to mask such complexity in the service of a pop song is an achievement only the very best can pull off.
Sul finire, il disco si attesta su canoni qualitativi leggermente più standard (i sussurri digitali in “Land”, le acrobazie percussionistiche di “Work”), con “Orekche” ennesimo manifesto toy-pop. Di fatto il disco finisce come era iniziato: in “A Fit” Galia Durant canta una dolcissima piano-song disturbata solo da un’increspatura digitale in sottofondo, un pezzo essenziale e dalla bellezza semplice e purissima.
Gli Psapp confermano per l’ennesima volta la natura puramente creativa del loro progetto musicale, slegata da qualsiasi esigenza produttiva o contrattuale, interamente focalizzata sulle idee e sull’urgenza di esprimersi attraverso la musica. “Tourists” è un album che si inserisce in un percorso artistico la cui conclusione è per nostra fortuna molto lontana: il fervore del duo inglese è un fuoco mai domo, che animerà per molto tempo le nostre vite.
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15/09/2019
This article is an English translation of the original Italian text by Alessandro Biancalana, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.