Prodotto di un braccio di ferro di forze centripete e centrifughe, nello stile e nella relazione tra Oliver Hill ed Eliza Bagg, “Mystery Hour” è il secondo disco della band di Brooklyn. In un’epoca musicale in cui sembra essere ritornata di prepotenza l’immediatezza dei Novanta, ascoltare il pasticciaccio fricchettone di questo album sembra quasi anacronistico, come se qualcuno avesse improvvisamente rimosso gli ultimi quattro, cinque anni di musica (o anche di più), lasciando i Dirty Projectors come stella polare del movimento musicale.
Tra rumorismi dream, del risvolto sperimentale laterale ai Beach House (“Around, Pt.2”), ed escursioni alt-r’n’b anche queste prevedibilmente “altre” (“Mon Cheri”), “Mystery Hour” si nutre appunto di sperimentalismi ormai non più sperimentali, come il vocoder o gli arrangiamenti retro-wave/disco (“Check The Weather”), generando come sentimento principe uno strisciante senso di noia intellettuale che diventa sempre più ineludibile.
Non è sufficiente, infatti, infiorettare di effetti e arrangiamenti zigzaganti brani dalla struttura e dalla melodia classiche, ma nel secondo caso scolastiche (i Beach Boys narcotizzati di “The Other Half”), se non proprio noiose (la title track). Una Bella Union sempre più in crisi?
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
21/02/2019
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.