E anche per Melika Ngombe Kolongo è giunto il momento di fare davvero sul serio. Non che la producer belga-congolese non abbia fatto intuire di che pasta sia costituita, con quale spirito si appresti allo sviluppo dei suoi brani; mancava però ancora all’appello un progetto dal lungo respiro, con cui raccogliere e assemblare un intero bagaglio di esperienze e riflessioni. “7 Directions”, primo effettivo full-length per la co-fondatrice del NON Collective (con cui ha ormai interrotto la collaborazione), colma la mancanza nel repertorio di Nkisi e ribadisce tutta la sua caratura, sfoderando un settetto di assi che amalgama alla perfezione la straordinaria pluralità di riferimenti e direttrici concettuali della musicista, qui volta a conficcare ancora più a fondo il coltello nel corpo della techno e dell’hardcore continuum.
La passione per il gabber mitteleuropeo (già pienamente esplicitata in “Kill” e opportunamente privata dei suoi elementi più controversi), le origini congolesi e la cosmologia bantu (il titolo dell’opera afferisce proprio a questo contesto), l’amore per la fantascienza e le colonne sonore, gli studi di psicoacustica: malgrado la mole di spunti, tutto riesce a trovare la propria collocazione, in un album che sa trascendere il pur affascinante corredo concettuale e offrire una raccolta di techno evoluta e opprimente, tanto convulsa quanto dotata di una sua specifica riflessività.
Pubblicato per la UIQ di Lee Gamble, il lavoro è opera complessa nella struttura ma dalla fruizione ben più agevole, un prodotto leggibile a più gradi eppure più che suggestivo anche solo a livello superficiale: il merito va a un’eccellente gestione del materiale sonoro, a un pieno controllo su ritmi e micro-melodie, tale da compattarsi in un accordo sensoriale totalizzante. Se è vero che la frenesia hardcore di certe sue prove passate viene qui tenuta a bada, nondimeno informa le tessiture dei sette brani anonimi, un’urgenza sottesa con evidenza alle loro progressioni. Non si tratta comunque di una rinuncia, dacché l’assetto compositivo e lo studio attento di timbri e mood sopperiscono tranquillamente alla carenza.
Loop sovrapposti a intessere martellanti poliritmi (ispirati alla sua terra d’origine) diventano il supporto in perenne evoluzione di tracce dalla struttura espansa, dilatata, le fondamenta per continui cambiamenti sonori e umorali.
Sono cambiamenti indubbiamente influenzati dalla filosofia di Kongo Kimbwandende Kia Bunseki Fu-Kiau, studioso bantu che in un suo testo individua nelle interazioni umane un continuo scambio di onde e frequenze sonore, ma che interpreta questo concetto in una chiave più astratta, volendo addirittura sovrumana, tanto da inserire i suoi intricati pattern nell’ambito di divagazioni dalla natura cosmica/spaziale. Impulsi sintetici di stampo Idm circoscrivono quindi piccoli spunti melodici di varia natura, tali da conferire un misterioso e pensoso commento sci-fi, in un raccordo tra l’Africa, il Belgio e le più imperscrutabili vibrazioni galattiche.
Alla volta di una prova dal minutaggio non più fulmineo, Nkisi finalmente si esprime senza alcun argine, conciliando filosofia, ricerca e coinvolgimento sensoriale, in un abbraccio che sa appassionare le piste più esclusive e che allo stesso tempo titilla a lungo le sinapsi. Sposando la propria proverbiale impellenza a un ampio esercizio nelle sfumature, la producer continua a rivelarsi un talento raro, artefice di un sound peculiare e pieno di carattere. Attendiamo a questo punto la prova della consacrazione.
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06/02/2019
This article is an English translation of the original Italian text by Vassilios Karagiannis, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.