KEL ASSOUF - Black Tenere

2019 (Glitterbeat)
Arab rock, Tuareg folk-blues

Va da sé che ogni qualvolta ci si trovi di fronte a un album di un artista proveniente dal deserto del Sahara, l’ombra di Tinariwen e Bombino cali implacabile, suggestionando non poco l’analisi e la percezione della proposta.

Formatosi nel 2006 a Bruxelles e capitanato dal chitarrista nigeriano Aboubacar “Anana” Harouna, il gruppo Kel Assouf (che nella lingua tuareg significa “quelli della nostalgia”), si differenzia dalle altre band afro-blues, per un’attitudine hard-rock, quasi ai confini del metal, e per un’accattivante energia da jam-band.

Una formula che ha incontrato le lodi della rivista Les Inrocks, che ha incluso il secondo album “Tikounen” tra i migliori progetti etno-rock del 2016.

Il tono militante e politicamente aggressivo dei Kel Assouf ben si addice alle marcate influenze di artisti come Jimi Hendrix, Led Zeppelin e Black Sabbath, che infiammano il naturale eclettismo dei tre musicisti. Ad affiancare Aboubacar “Anana” Harouna, sono il fedele tastierista tunisino Sofyann Ben Youssef (leader del progetto Ammar 808) e il nuovo batterista d’origine belga Olivier Penu.

Potente e ispirato, nonostante la formazione ridotta ora a trio, il terzo album “Black Tenere” resta fedele alla limpida ed energica miscela di riff hard-rock, noise, ritmi sincopati e ipnotici, blues e assonanze elettroniche e dance (“Fransa”, “Amghar”).

Il grintoso pop-rock di “Tenere” e l’audace input metal di “Ubary” sottolineano con toni acuti i forti contenuti politici, ma è nell’elegante preghiera di “Tamatant” che il linguaggio diventa ancor più tagliente, mentre la musica si distende fluida tra lenti accordi di blues e incantevoli atmosfere elettroniche, tinte lievemente di psichedelia.

C’è parimenti tanta nostalgia nella solenne “Taddout”, tra atmosfere ambient sottolineate da un magico incrocio di hammond e synth, sonorità bluesy e un cantato ricco di poesia e malinconia che prende per mano la melodia, lasciandola scorrere su un tappeto sonoro che si arricchisce di echi elettronici e tempi ritmici sinuosi.

La versatilità dei Kel Assouf è evidente nell’originale mix di post-rock, funky, elettronica e afro-rock-blues di “Alyochan”, nelle interessanti e funamboliche digressioni chitarristiche di “America”, o nella imprevista virata verso toni tribali di “Ariyal”, introdotta da suoni di hammond e distorsioni psichedeliche alla Iron Butterlfy.

Per il trio arab-rock “Black Tenere” rappresenta una valida conferma, un progetto compatto e solido che meriterebbe una risonanza ben più ampia di quella circoscritta ai soli fan, un disco per alcuni versi pioneristico, pronto ad aprire la strada a nuove interessanti contaminazioni, in nome della natura nomade e on the road della musica rock.

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31/08/2019

This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Fransa
  2. 2. Tenere
  3. 3. Alyochan
  4. 4. America
  5. 5. Amghar
  6. 6. Ariyal
  7. 7. Taddout
  8. 8. Ubary

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