BIG|BRAVE - A Gaze Among Them

2019 (Southern lord)
experimental metal
Dopo aver sfiorato i confini del drone-metal con il precedente “Ardor” (uscito proprio per la Southern Lord dei SUNN O)))), portando a compimento un lavoro di scarnificazione e appesantimento del suono inaugurato con “Aur De La”, il trio canadese BIG|BRAVE torna con il nuovo a “A Gaze Among Them”.

La cover dell’album ideata da Robin Wattie – cantante del gruppo, co-autrice anche del videoclip del primo singolo “Sibling” – è priva dell’impenetrabile e granitica oscurità del predecessore e sembra quasi suggerire un’apertura a sonorità più leggere. Tutt’altro: con “A Gaze Among Them” la band mantiene la potenza ma, anziché calibrarla su tempistiche dilatate, preferisce strutture più sostenute e incalzanti. Sicuramente quest’opera è la più consigliata a chi volesse conoscere le gesta e le peculiarità della band, giunta al quarto capitolo dell’interessante discografia.

Potranno piacere o meno, ma non si può negare il fatto che i BIG|BRAVE cerchino il più possibile di suonare unici e allo stesso tempo riconoscibili a ogni uscita, accompagnando tale ricerca sul percorso sonoro più heavy. Partorito nella tranquilla Pawtucket in Rhode Island con Seth Manchester in cabina di regia, i musicisti si caricano sulle spalle tutta l’attenzione e le aspettative generate dopo il devastante “Ardor” e sfoderano altre cinque tracce in cui la performance vocale di Robin Wattie si miscela alla perfezione nel muro di suono dell’altra chitarra di Mathieu Ball e alla batteria di Loel Campbell.

Il lento incedere della prima “Muted Shifting Of Space” è una falsa calma, pronta a scoppiare nel fragore della parte centrale del brano dove batteria, distorsione e l’urlo “You have got to do this” si miscelano in un colpo potente e implacabile. I dieci minuti di “Holding Pattern” sono il punto più importante di “A Gaze Among Them”: una marcia minacciosa costellata da schianti e riffs, dove ripetizione e ossessione creano un mix d’impatto. In “Body Individual” gli slanci vocali della Wattie si elevano su una marea oscura fino all’ingresso della batteria, dando il via a un finale in cui si cerca ancora una volta di sfondare il muro del suono. Beati quelli che avranno l’opportunità di constare tale attività dal vivo.

“This Deafening Verity” è la parentesi “quieta” prima del gran finale: “Sibling”. Un torvo inizio di feedback prima del pulsare martellante a cui voce e note si avvinghiano per la composizione dell’ultima vetta sonora. Si chiude così l’ennesima buona prova di una band intenzionata a scuotere ancora fin dal profondo animo – e timpani – dell’ascoltatore. Riuscendoci.

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28/05/2019

This article is an English translation of the original Italian text by Alessio Belli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Muted Shifting of Space
  2. 2. Holding Pattern
  3. 3. Body Individual
  4. 4. This Deafening Verity
  5. 5. Sibling

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