La scena romana si conferma in stato di grazia, con tante uscite interessanti e giovani promettenti. Federica Messa, in arte Mèsa, 26 anni, si muove fra vivido alt-rock (con tanto di decise chiusure chitarristiche in “Non me lo ricordavo” e “Lividi a pois”) e riflessive ballad che guardano a certo folk contemporaneo.
Dopo anni trascorsi a scrivere in inglese per piccole band underground, l’italiano diviene la spada da brandire: un anno dopo l’Ep autoprodotto d’esordio, ecco il contratto con Bomba Dischi e il primo album. Sono undici le nuove tracce che la fotografano non più soltanto con chitarra a tracolla, in posa da folksinger bucolica, ma mediamente incazzata (“Il mare tra il dire e il fare”, “Tutto”). Le foto promozionali la ritraggono in palestra, in copertina viene dipinta come una schermitrice, con quei capelli corvini che spiccano fra il bianco della divisa e il grigio dello sfondo. La cantautrice romana (ma con tracce di Sicilia nel sangue) scuote l’ascolto con sprazzi di elettricità metropolitana (“A chi”), e anche quando l’atmosfera diviene più cullante (“L’esercito orizzontale”, “Morto a galla”, “Oceanoletto”), tutto resta teso e sempre sul punto di esplodere.
Forte del risultato di “Touché”, Mèsa si candida senz’altro a ricoprire un ruolo di primissimo piano nel panorama delle cantantesse rock dei prossimi anni. Da qualche parte fra la Cristina Donà di “Tregua” e la Mara Redeghieri epoca Ustmamò.
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08/03/2018
This article is an English translation of the original Italian text by Claudio Lancia, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.