“Vanità delle vanità, tutto è vanità”. Questo è il famoso incipit di uno dei libri più famosi dell’Antico Testamento. Il testo, attribuito a Quoelet, l’Ecclesiaste, apre anche il nuovo album degli Ain Soph, storica formazione romana di musica rituale ed esoterica post-industriale. Il recitato in “Vanità” si staglia su un rock psichedelico noiseggiante che guarda all’indietro, come una sorta di Angelus Novus che osserva le macerie delle modernità.
“Finis gloriae mundi” è un album apocalittico, sin nel titolo, che riprende quello del libro dell’alchimista Fulcanelli. Alla ricerca della “via breve” contro i falsi Demiurghi, gli Ain Soph esplorano la crisi economica e spirituale del nostro tempo con un lavoro che spariglia ancora una volta le carte, aprendo a nuove strade e possibilità.
Dopo 16 anni dal precedente album, Октябрь, assistiamo a un ritorno che vede la formazione a due elementi: Spectre e Ezov, coadiuvati per l’occasione da diversi ospiti come la russa Dara De Morte, seconda voce in “Ombre del silenzio” (ballata neofolk che cita un testo di Pasolini) e Annabel Moynihan dei Blood Axis alle prese, in “God Is At Home”, con un brano del teologo tedesco Meister Eckhart.
Abbandonate le pulsioni folk di “Aurora” e sfumate le derive progressive rock di “Октябрь”, in parte ancora presenti in “Vanità”, il nuovo lavoro si incunea attraverso meandri coldwave in “God Is At Home” e, addirittura, si lancia in derive electro/Ebm in “Screams From The Abyss”. In quest’ultima, compaiono versi come “Nothing is true, only Roxy Music in IPad” recitati su una ballata robotica electro-funk.
“L’Angelo sterminatore – Il settimo sigillo” è un lungo brano che chiude l’album (assieme all’invocazione angelica nella traccia fantasma) con suggestioni che vanno da Luis Buñuel a Ingmar Bergman, in cui la mistica cristiana dell’apocalisse assume toni rituali che ricordano, anche se con un altro spirito, il periodo anni Ottanta degli Ain Soph.
The bards of the Kali Yuga sono tornati con un lavoro apocalittico che aggiunge un altro complesso tassello al mosaico di suggestioni culturali della band romana. “Finis gloriae mundi” è un’adatta colonna sonora per questi vacui “tempi interessanti”.
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15/07/2018
This article is an English translation of the original Italian text by Marco De Baptistis, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.