YORKSTON, THORNE, KHAN - Neuk Wight Delhi All-Stars

2017 (Domino)
folk, world music

Il fluire poetico del musicista scozzese James Yorkston, in perenne bilico tra Nick Drake e Syd Barrett, non poteva trovare miglior culla di quella cucita dalle abili architetture folk-jazz di Jon Thorne e dal magico suono del sarangi di Suhail Yusuf Khan. La festa di colori e suoni, a volte atonali, di “Everything Sacred“, ha difatti certificato l’esistenza di un nuovo concetto di world music, dando forma a un idioma stilistico in cui i linguaggi perdono parte della matrice etnica per sposare inediti profili di bellezza lirica.

Il perfetto amalgama dei tre musicisti si evince già dal titolo del nuovo album “Neuk Wight Delhi All Stars”, che nel ribadire il legame con gli eterogenei luoghi d’origine evidenzia in converso la forza espressiva dell’insieme, che trova la sua più aulica manifestazione nei quindici minuti abbondanti di “Halleluwah”, che scorre tra furore ed estemporaneità strumentali di eccellente e raffinata fattura.

Yorkston, Thorne e Khan evitano ancora una volta le secche di una fusion dai toni concilianti, esplorando quel territorio al confine tra jazz e folk che già Pentangle e Incredible String Band esaltarono a forma d’arte.

Ci sono altresì curiose assonanze tra l’introduttiva “Chori, Chori” e la famosa “Suite: Judy Blue Eyes” di CS&N, similitudini che permettono di osservare la musica del trio da un punto di vista diverso da quello più banale e prevedibile dell’etno-folk. C’è una maggiore attenzione al canto in “Neuk Wight Delhi All Stars”, quasi a sottolineare la sofferenza e la fragilità umana. Le canzoni sono ingenue e delicate (“Bales”), o stranamente ricche di armonie (“The Blue Of The Thistle”) al punto da evocare il raffinato romanticismo di Peter Gabriel, fino a lambire vertici poetici di rara intensità in “The Blues You Sang”, stupenda ballata folk cantata a più voci, che trascende i confini espressivi con una potenza lirica che solo Robert Wyatt è riuscito a riproporre con continuità.

Non è un album facile, il nuovo di Yorkston, Thorne e Khan. Il canto solitario di “Jaldhar Kedara (Wedding Song)” e la trance armonica di “Recruited Collier” quasi confondono le acque, lasciando alle sinergie pastorali e psichedeliche di “False True Piya” e “Saarang/Just A Bloke” le esternazioni più mesmeriche e spirituali di un’affascinante fusione tra Oriente e Occidente.

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08/09/2017

This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Chori, Chori
  2. 2. Samant Saarang / Just A Bloke
  3. 3. Bales
  4. 4. Jaldhar Kedara (Wedding Song)
  5. 5. False True Piya
  6. 6. The Blue Of The Thistle
  7. 7. Recruited Collier
  8. 8. The Blues You Sang
  9. 9. Halleluwah
  10. 10. One More Day (Jon's Song)
  11. 11. First Time Ever I Saw Your Face (Lp bonus track)
  12. 12. Drone (Lp bonus track)

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