Scoccati da non molto i venti anni di militanza e con dodici dischi all’attivo, una delle band più significative degli ambienti rock indipendenti chiude la propria carriera con un album di commiato. La notizia più rilevante che accompagna la cartella stampa di “Closure” è questa. E non è per niente banale accettarlo, dato che da “Popular Mechanics” in poi – correva il 1997 – le flessuose e mutevoli nenie della band franco-inglese ci hanno accompagnato più o meno in maniera costante. Con quella peculiare malinconia sommessa e quel sapore acre delle parole scritte quasi sempre dal frontman Glen Johnson, il gruppo ci ha insegnato molto su come possa essere la musica rock, usando varie forme e registri interpretativi. Tutto però ha una fine. Lo stesso Glen Johnson, interrogato riguardo lo scioglimento della band, parla del concetto di “chiusura fisiologica”, facendo riferimento alle sue recenti esperienze personali, come la morte del padre e la fine di una lunga relazione sentimentale. E c’è anche di che sfamarsi per gli inguaribili nostalgici: i più attenti avranno notato che in “Artists’ Rifles” è presente un brano intitolato “No Closure”, sempre incentrato sul concetto di chiusura e fine, come se, già una quindicina di anni fa, la band sapesse che il suo destino fosse già segnato.
Raggiunta la maggiore visibilità con il capolavoro “Disaffected”, i Piano Magic avevano forse capito che la loro carriera stava per spegnersi dopo tre album quantomeno sottotono, forse solo controversi ma non per questo negativi, come “Part-Monster”, “Ovations” e “Life Has Not Finished With Me Yet”. “Closure” giunge a ben quattro anni di distanza dall’ultimo e racchiude un po’ tutte le sfumature della musica scritta in un ventennio di carriera, ricomponendo per questa speciale occasione il nucleo originario della band composto oltre ovviamente da Glen Johnson, da Jerome Tcherneyan (batteria e percussioni), Alasdair Steer (basso) e Frank Alba (chitarra).
L’elegante dark-rock dai rimandi wave, poi ribattezzato “ghost-rock”, è parte integrante di questo album fin dai primi accenni. Infatti l’iniziale “Closure” è la traccia perfetta per chi ama lo stile della band: compassate sferragliate elettriche, basso cadenzato, coda strumentale che sfora i dieci minuti di durata, cantato vicino allo spoken word e tanta, tanta, atmosfera. L’album si sviluppa su variazioni di questi temi musicali, con ospiti illustri a impreziosire tracce di grande classe, come la celebre violoncellista Audrey Riley, presente in “Living For Other People”, o il cantante Peter Milton Walsh degli australiani The Apartments, che contribuisce alla struggente “Attention To Life”.
Le delicate pennellate di archi già citate di “Living The Other People” o anche di “You Never Stop Lobing (The One That You Loved)” rendono “Closure” una chiusura di carriera che fa del rock un fatto personale, quasi “da camera”, profondamente catartico, una via di sfogo per le frustrazioni e le emozioni più recondite.
Standing apart, a little removed from the band's most recent conventions, is "Exile", close to the electronic temptations of the magnificent "Saint Maire", able to convey, with the band's usual coolness and class, the turmoil and frustration of a complicated, suffering, limping relationship. Johnson's vocals here too are perfectly pitched for the moods evoked, never overdone, woven between the pulses of a drum machine and the faint guitar chords.
For anyone who has spent time in the underground music territories we're discussing here, it will be a real blow to the heart to have to say goodbye to Piano Magic. The only way we have to celebrate this extraordinary band's twenty-year career is to enjoy this, their final album, and go back to rediscover everything they recorded in the past, never forgetting, as the opening track of "Writers Without Homes" put it, that Music won't save you from anything but silence.
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20/02/2017
This article is an English translation of the original Italian text by Alessandro Biancalana, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.